Scritta da Alessandro Romeo • post death

Il 2016 si sta mostrando molto più prolifico dello scialbo anno precedente nell’ambito della musica pesante. Tra le perle venute fuori possiamo sicuramente annoverare l’ultima fatica dei Gorguts, gruppo seminale associato solitamente alla scena death anni 90. Pleiades’ Dust, è un EP composto di una singola traccia di 33 minuti e non ci sbilanciamo a dire che si candida a segnare un nuovo punto di arrivo/partenza per la musica pesante del nuovo…

Scritta da Daniele Sassi • multilateral post metal
Dopo lo scioglimento degli ISIS, in molti hanno atteso al varco Aaron Turner. In ultimo su di lui contavano ancora gli irriducibili del post metal, genere o scena musicale in grave crisi d’identità da oltre un lustro. Tralasciando le sue amorevoli pubblicazioni in duo con la consorte Faith Coloccia, il debutto dei Sumac, la creatura animata assieme a Nick Yacyshyn dei Baptists e Brian Cook dei Russian Circles, è stato una sorprendente delusione.…
Scritta da Daniele Sassi • space poetry
Se devi raccontare il nuovo disco di un mostro sacro del rock, gli errori più comuni in cui puoi cadere sono due. In primo luogo, la troppa prostrazione, tipica del nostalgico rimasto incastrato nella fase “era meglio quando si stava peggio”, o del professionista che scrive i comunicati stampa per i siti che annunciano i concerti: troppe volte abbiamo sbadigliato all’ascolto dei “magnifici ritorni” di icone sbiadite che, a ben vedere,…
Scritta da Manuel Dal Fara • bell chimes techno

“All of us who do creative work, we get into it because we have good taste. But there is this gap. For the first couple years you make stuff, it’s just not that good. It’s trying to be good, it has potential, but it’s not. But your taste, the thing that got you into the game, is still killer. And your taste is why your work disappoints you. A lot of people never get past this phase, they quit. […] It is only by going through a volume of work that you will

Scritta da Pierluigi Ruffolo • uuhuuuhuuu

Come scrollarsi di dosso l’immagine di sad boy che ti è stata cucita addosso negli anni? Infilarsi nell’ultimo disco di Beyoncé o nel villone di Kanye West può servire, ma collaborare con Bon Iver ammazza sul nascere ogni buon proposito. James Blake e il barbuto dei boschi americani più indie li avevamo già visti insieme (v. “Fall Creek Boys Choir) ma leggere di una collaborazione un po’ più stretta tra quei due allegroni separati

Scritta da Thomas Borgogni • nerdish future garage

La prima impressione che si ha ascoltando Potential è quella di trovarsi davanti all’ennesimo ragazzino inglese che nei weekend si diverte a cercare di imitare i suoi idoli della scena dubstep e dintorni. Ma non facciamoci ingannare. Di fatto James Hinton, aka The Range, non è né inglese né tanto meno uno come tanti altri. Inaspettatamente ci troviamo a Brooklyn e “l’inglesità” che traspare è solo il frutto di un mondo musicale in …

Scritta da Pierluigi Ruffolo • city voices

Cerchi il nome di Andy Stott nel tuo archivio digitale e ti ritrovi davanti un piccolo mosaico di gradazioni di grigio. Ovviamente sai già che è così, ma è nel momento in cui te li vedi tutti in gruppo, da Passed Me ByToo Many Voices, che realizzi la solidità artistica di un progetto di cui segui l’evoluzione da ormai cinque anni – non lo stalkeriamo dai tempi di Merciless, sostenerlo sarebbe una bugia bella e buona. Nel tempo Andy è passato…

Scritta da Manuel Dal Fara • synthetic ambient

Tim Hecker è un autentico pellegrino musicale. All’ottavo album in 15 anni (senza contare le collaborazioni) non mostra alcun segno di cedimento, lavorando e rifinendo in ogni dettaglio le sue creature alla costante ricerca della spontaneità e della bellezza più viscerali. L’avevamo lasciato con le complesse architetture di Virgins, sperimentando nuove soluzioni dopo un decennio dedicato a forgiare un suono vitale e inconfondibile. …

Scritta da Manuel Dal Fara • altitude beats

Quando ci si trova davanti a copertine raffiguranti montagne, si accende la spia del déjà-vu. Ecco che tornano alla memoria il nirvana meditativo di Substrata, le cime ghiacciate e post-apocalittiche di Kid A, il terrore inconscio di Part Two: The Endless Not. Non solo brezza rinfrescante e nevoso candore, quindi: le altitudini ardue da raggiungere possono prestarsi a più interpretazioni. Pare che Skee Mask, DJ tedesco dal background completamente…

Scritta da Thomas Borgogni • jazzy hip hop scraps

Non è passato neanche un anno dalla leggenda istantanea di To Pimp A Butterfly e già ci troviamo con un nuovo album di Kendrick tra le mani. Più che un vero e proprio disco (come immediatamente suggeriscono anche titolo e copertina), Untitled Unmastered sembra più un ruvido spaccato sulla fase di produzione del suo precedessore. Ne risulta un lavoro estremamente originale, intrigante e allo stesso tempo incredibilmente vivo, in grado…