Speciale Ambient

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1. Introduzione
La cosa più difficile, quando si vuole definire la musica ambient, è fornirne una descrizione precisa.
Esso è un genere enorme, che comprende un’infinità di artisti, di idee, di influenze completamente diversi fra loro. Nato forse con la musica stessa, può essere elettronico, elettroacustico, acustico, analogico e quant’altro. Può avere ritmi serrati, può quasi non averne. Può creare atmosfere funeree o idilliache. Ecco. Forse è proprio da qui che si può cominciare a parlare di musica ambient. In una prima, raffazzonata idea di ambient possiamo riunire tutte quelle opere di artisti che più di tutto vogliono ricreare una particolare atmosfera. Immaginiamo quindi in quanti modi diversi si può esprimere uno stesso stato d’animo o atmosfera, senza tanto considerare il significato del testo (che può esserci come no) quanto solamente l’evocazione della musica. Una chitarra che arpeggia note malinconiche, note di un pianoforte qua e là tra i rumori inquietanti, un suono vuoto e cupo che sembra infinito, squilli cibernetici, testimonianze sonore dei nostri avi o il semplice suono dell’acqua che cade. La musica ambient comprende molto più di questo e proprio per questi motivi è difficile tracciarne una storia che non sia sommaria, che aspiri ad essere precisa e chiara.La descrizione di un disco ambient è difficile e poco costruttiva, se non la fa un poeta, si tralascerebbe la suggestione per la descrizione, e io poeta non sono. Vi invito quindi a provare quante più opere potete per capire questo marasma di evocazioni, epifanie, scoperte e nostalgie inglobando ogni suono dentro di voi, perché la suggestione è solo un suggerimento, il resto è cosa vostra.
2.1 Inizio Secolo – Anni ’70
Evitando voli pindarici sull’idea di musica Ambient che ci porterebbero ad analizzare buona parte di musica classica, inizierei col considerare l’idea moderna di questo particolare genere considerando un compositore francese vissiuto a cavallo del XX secolo, Erik Satie (famosissimo il suo componimento Gymnopedie, usato e strausato in pubblicità televisive). Le sue melodie ipnotiche, la sua voglia di sperimentare e provocare lo porteranno a superare i limiti della musica colta per creare qualcosa che lui stesso definirà “musique d’ameublement”, musica da arredamento, con il quale designerà le sue opere tarde. Tuttavia già nel 1895 compone Vexations, nel quale, con un’irriverenza che troveremo spesso in personaggi come John Cage, uno stesso, corto motivo verrà ripetuto centinaia e centinaia di volte per raggiungere una durata complessiva di 18 ore di musica. Questi a ben guardare sono proprio due aspetti ricorrenti in buona parte della musica ambient, la ripetitività e la dilatazione dei tempi della canzone (impropriamente nel caso di Satie). Emblema della musique d’ameublement è “Relâche”, il quale verrà usato anche come intermezzo cinematografico in un film francese dell’epoca.
Menziono solamente, per non divagare troppo (oltre alla non trascurabile e forse eccessiva difficoltà dell’argomento), la musica dodecafonica, nata nel pieno della prima metà del XX secolo dalla mente di Arnold Schoenberg. Tra le sue fila si annoverano numerosi artisti che si concentreranno su diversi temi, da sottolineare l’attenzione per la denuncia degli orrori della seconda guerra mondiale e l’insensatezza della società dell’epoca: a riguardo cito solamente György Ligeti (compositore, successivamente, anche di musica elettronica), Bela Bartòk (entrambi legati anche alla musica popolare).
John Cage, come Ligeti, si era interessato alla sperimentazione di ritmi sincopati sul quale sovrapporre ora note molto lunghe, ora lunghe pause. Cage è stato la sperimentazione. Punto. Prima ancora di un’idea di musica ambient, egli l’aveva già portata alle estreme conseguenze, scendendo per strada a registrare rumori da riversare su disco, campionati, o ancora preparando concerti, gremiti di persone, mettendosi davanti ad un piano e non suonare, proponendo il silenzio, strumento tanto imporante in questo genere di musica. Non è un caso se queste sperimentazioni di musica d’atmosfera coincidevano con un’attenzione tutta particolare verso la meditazione e l’oriente in ogni sua forma, dilatato ed evocativo a livello molecolare, silenziosamente armonioso di costituzione.
Assieme a Cage anche Pierre Schaeffer, con la sua idea di Concrete music concorreva a nonno del genere: ogni suono udibile, per lui, aveva la dignità della nota scaturita da uno strumento musicale. Essendo anche il primo artista a usare nastro magnetico (quindi antecedentemente a Cage), poteva mettere in pratica concretamente ciò che ho brutalmente semplificato come concrete music (la quale idea va ben oltre).
Karlheinz Stockhausen, non può non essere menzionato, grazie al suo apporto alla musica concreta e ambient (in particolare l’opera Gesang der Jünglinge) ma, soprattutto, per i suoi esperimenti folli con la musica elettronica.Certo, tentare di rinchiudere artisti così grandi in un ambito stretto come può esserlo un genere musicale (seppur di ampio respiro) è grossolano, anzi sbagliato. Tuttavia serve a capirne l’essenza, la storia.

 

2.2 Anni ’70 – ’80
Siamo quindi arrivati alle porte degli anni ’70, dove cioè l’ambient affonda più visibilmente le sue radici. Primi esperimenti associati finalmente a musica di più facile accesso. I Pink Floyd erano avanti anche in questo e nel ’69 dimostravano il potere evocativo della musica strumentale, assieme a loro i loro cugini, gli Alan Parson’s Project, che, facendo un piccolo passo avanti temporale, con il loro “Tales Of Mistery And Imagination Edgar Allan Poe” nel 1976 prendevano strade più rivolte verso un prototipo di dark ambient.

Nell’amalgama del Krautrock si trovano numerosi rimandi al genere tra i quali gli Amon Duul II, alcune intuizioni di Tago Mago dei Can e i Tangerine Dream, oltre alle sperimentazioni elettroniche di Popol Vuh e di certa Cosmic Music. Proprio da Klaus Schulze, membro dei Tangerine Dream, viene uno dei più giovani capolavori della musica elettronica e grande precursore di sonorità Ambient: “Irrlicht”, visionario e profetico dilatato e ipercomposto allo stesso tempo.I veri vagiti della musica elettronica si odono, però, con Jean Michelle Jarre, capace di passare dalla più becera melodia da dance floor all’ambient vero e proprio, rivolto verso i lidi più new age; e con i Kraftwerk. Essi, forniranno le basi tecniche e la diffusione culturale per una musica elettronica a venire, e quindi, ampiamente, anche della musica ambient.

Tuttavia i lombi del padre della musica d’atmosfera non sono i loro. Sempre negli anni ’70 un grande genio della musica a 360 gradi, aveva già ideato il suo concetto di questa musica particolare, coniandone anche l’appellativo di ambient. Questa figura enorme è legato a doppio filo con il rock, con il
prog, con la sperimentazione, con la musica che lascia il segno in ogni epoca, quella dei King Crimson, quella di Bowie, quella degli U2, quella dei Velvet Underground. Questo gigante è Brian Eno, la cui mente ha partorito rispettivamente nel ’78 e nel ’79 due veri capolavori del genere, ovvero “Music for Films” e “Music for Airports”. Quest’ultima opera d’arte è stata concepita più delle altre per snaturare il concetto classico di musica vera e propria, ovvero quella che si ascolta con la stessa attenzione con cui si legge un libro, anzi facendola divenire un motivo estetico da mettere negli aeroporti, nei grandi luoghi pubblici, presente come può esserlo una colonna, un capitello, un bancone, una pubblicità su un cartellone gigante.

La New Age, accennata poco prima, è la diretta discendente dei movimenti flower-power e della ritrovata spiritualità, a cavallo tra i ’60 e i ’70. ed è proprio in quest’ultimo decennio che comincia a prendere forma, con i suoi suoni caratterisitici VERAMENTE ambientali, acqua e foglie gli strumenti principali, anche se non mancavano alcuni spiragli di musica folklorica, tutto all’insegna, comunque, dell’evocazione della tranquillità d’animo, l’espressione della comunione con il resto della natura.

 

2.3 Anni ’80 – ’90
È la fine degli anni ’70, la nascita della dark wave portava con se sperimentazioni sulla psichedelia e “sull’orrore,sulla decadenza, sul romanticismo e sulla poesia” interpretate con strumenti convenzionali o con l’elettronica o con i campionamenti. In particolare i Dead Can Dance sono il vero inizio di un certo ambient di natura gotico-classica (che avrà innumerevoli proseliti, tra cui i “Dark Sanctuary” e i “Raison d’Être” su tutti); mentre i Throbbing Gristle sono la vera e propria nascita dell’industrial, ovvero campionamenti di rumore/presse/elettricità/olio di motori, in un contesto wave. Questo nuovo modo di intendere la musica ha letteralmente sconvolto il modo di percepire il rumore che verrà implementato nel rock, nel metal così come nell’industrial ambient come nell’isolationism.

Dai Throbbing Gristle nascono progetti intimamente legati all’ambient quali i Coil, per quanto riguarda l’industrial ambient, e in un certo senso anche i Current 93 e i Death in June, dove si recuperano cantilene di tradizioni dimenticate, folk e rock, in una nuova concezione dove l’ambient, o per meglio dire il dark ambient è piegato ad uno stimolo preciso, dove l’espressività erompe dagli schemi del silenzio per arrivare direttamente al cervello dell’ascoltatore (anche se, visto il livello di culutra di queste band, l’ascoltatore deve essere adeguatamente preparato).

Gli anni ’80 sono il grande boom di questo genere musicale. L’elettronica è sufficientemente maturata e l’esperienza musicale permette di creare nuove sfumature, nuove concezioni,nuovi ermetismi. Di conseguenza, oltre ad una profonda ramificazione del genere, c’è anche una volontà distesa, da parte di band estranee al genere, di firmare alcuni album con parti strumentali. Un elenco di queste band sarebbe inutile e lacunoso, perciò non ne farò alcuno.

Un altro grande padre è Lustmord che già agli inizi degli anni ’80, dopo una prima, pesante, influenza industrial ambient figlia dei Throbbing Gristle, spingeva il suo modo di sentire l’ “esorealtà” oltre il semplice rumore di uomo o di albero o di vento. Lui voleva l’universo. E così è stato, in dischi come Heresy egli cerca di ricreare le atmosfere estremamente rarefatte dello spazio profondo tramite droni infiniti, oscuri. È OVVIO che non c’è nessuna pretesa realista come poteva esserci in certa New Age o nell’ambient organico (di cui parlerò con l’artista seguente), si cerca, non mi stancherò mai di dirlo, l’evocazione, la scoperta, l’idea dentro di voi scaturita dall’artista. È la nascita dello Space Ambient

Robert Rich, in quegli anni, cominciava a prendere coscienza della potenzialità della musica New Age, e tagliando gli inutili rametti che succhiano linfa inutilmente costituiti da pseudo-ascesi, psichedelia fine a se stessa, relativa ignoranza dal punto di vista tecnico, ne lasciava le caratteristiche più positive, facendole crescere, migliorandole. La sua musica (e quella della band successiva, gli Urdu) era vera musica per la riconciliazione con la natura. Ottimo album è Rainforest del 1988.
Notevole è poi la collaborazione con Lustmord, più avanti, nel 1995, per l’album Stalker. Da queste due grandi personalità deriva un album di grande portata, dove si alternano a droni oscuri e prolungati, suoni di sogno, di un mondo marino o di magiche brezze in una sinergia di forze vagamente inquietante.

 

2.4 Anni ’90 e ’00
Negli anni ’90 le cose cambiano. Molti stili e molte sonorità sono già venute fuori, e forse è per questo che in questi anni la ricerca è volta verso la contaminazione, si mischiano generi, si mischiano idee. Il risultato è un’ eterogeneità senza precedenti alla quale è difficile stare dietro.
Emblematico è il caso dell’ Illbient, commistione di ambient e ritmi hip-hop, o il ambient dub. Mentre il dub già conteneva alcuni aspetti di facile accordo con l’ambient (e quindi artisti come The Orb, che ci mette insieme anche la house music, Deadbeat e Scorn sono un evoluzione per così dire “natuale”), l’hip hop risulta una novità del tutto inaspettata. Non si sta parlando di basi “tum-cia” per break dance o per gare di freestyle ma di vere e proprie opere ambient dal gusto metropolitano, dal beat hip-hop, sto parlando principalmente di UNKLE (Psyence Fiction), Dälek (Negro Necro Nekros) e cLOUDDEAD e di quei DJ che vanno oltre la semplice musica da strada le quali influenze confluiranno in Madlib.

La Cold Meat Industry era un’etichetta indipendente già attiva alla fine degli anni ’80 ma è nel decennio successivo che conosce il maggior successo con artisti ambient soprattutto rivolti verso il dark ambient o industrial ambient o l’ambient di stampo più gotico. Tra i maggiori esponenti pubblicati per quest’etichetta ci sono i Raison d’être (una riuscita mescolanza di generi, dalla darkwave al suono della natura, dal canto gotico al dark ambient), Atrium Carceri (lunghi droni malati, campionamenti di film, urla, presse sbuffanti, canti in lingue dimenticate), Brighter Death Now (ambient che ricorda in un certo modo il death ricollegato all’industrial più acido e nero), MZ 412 (questa volta gli innesti sono più vicini al black metal, sempre condito di industrial e rumorismo)

Queste ultime due band ci portano, per associazione di idee, a pensare a quanto l’ambient si sia avv
icinato al doom metal. La dilatazione estrema, ma acida, purulenta dei Sunn O))) o dei primigeni Earth, che hanno lasciato la corrosione per cercare influenze nella musica americana più folk, sono l’esempio più famoso di drone metal.

Discorso a sé fanno i Joyaux de la Princesse, i quali a un dark ambient associano documenti sonori di 60-70 anni fa in un unica rivisitazione che ha vero valore culturale e comunicativo. Una vera opera d’arte.

All’inizio degli anni ’90 nasce quel fenomeno conosciuto col nome di Aphex Twin (o AFX o Polygon Window) che iniziando con due album di un ambient molto più ritmato del solito, più orecchiabile, più vicino al senso concreto di musica, prosegue nel delirio che condividerà, per similitudine di intenti, con altri due grandi artisti, principalmente, Squarepusher e Autechre. Presi questi tre, possiamo dire di avere già mezzo Isolationism. Migliaia di campionamenti, beat che passa dal nevrotico al cadenzato, spesso legati a dei concept visivi decisamente di alto livello (complice quel matto di Chris Cunningham). Certo, i tre hanno suoni diversi e diversi stili, (gli Autechre nel delirio dei loro beat usano spesso campionamenti di rumori presi dalla vita di tutti i giorni, mentre Squarepusher ha dalla sua un’abilità rara nel suonare il basso che lo porta a suonare sessioni dal vivo della sua musica, per esempio) ma sono accomunabili nel genere. Questi tre geni saranno anche gli artisti di punta di certa musica elettronica di un’etichetta sinonimo di qualità, almeno nel primo periodo, la WARP Records, etichetta indipendente inglese che annovera, oltre ai già citati, i Boards of Canada, i Flying Lotus e Gang Gang Dance, tre grandi nomi che tanto hanno dato o stanno dando alla musica elettronica.

Totalmente astratto, concettuale e diverso dagli altri, è il personaggio di Ryoji Ikeda, che con i suoi esperimenti sonori crea un substrato elettroacustico minimale che si può tagliare con il coltello. Spesso viene devinito Ultra-minimalista poiché raramente è presente una forma di canzone chiara, nemmeno se consideriamo l’ambient una fonte di “canzoni”. È lontanissimo anche da quel genere, sono veri e propri rumori che penetrano nel cervello, una decostruzione di quello che sendiamo, un’allucinazione elettronica fatta di blips, clicks e, quando va bene, beat di umore bassissimo senza dare però un senso di tetro. La sua decostruzione non si ferma allo spettro dell’udibile, va oltre andando a toccare l’arte visiva, la costruzione ready-made la fotografia e l’arte elettronica. Ha esposto in numerose gallerie.In questo ventennio, poi, numerosi diventano gli esperimenti per creare un tipo di ambient malinconico, da giornata di pioggia, molto spesso minimalista, che va a sfiorare il dark- ambient senza risultare malato. Il più vicino a quest’ultimo genere è sicuramente Murcof , caratterizzato da un uso drammatico del silenzio e del campionamento dello strumento musicale convenzionale. Colleen, che tesse con le sue forme minimali un’atmosfera rilassata, idilliaca, con una punta di grigio. William Basinski, dai droni intelligentemente usati in forma eterea, un loop simile al concetto di Eno. Ryuichi Sakamoto, delicato coi suoi tocchi di pianoforte, dal sottile pensiero soft jazz analogico (non a caso vicino alle creazioni di David Sylvian) il quale ha anche collaborato ultimamente con Christian Fennesz, grande autore di un certo ambient dal drone leggero e armonioso.

Nuove capacità tecnologiche e un rinnovato interesse di pubblico e critica portano oggi il genere verso nuove frontiere e nuove sperimentazioni vena aurea in una miniera di contaminazioni.

20 dischi indispensabili

01 Brian Eno – Music for Airports
02 William Basinski – Disintegration Loops I, II & III
03 The Young Gods – Music for Artificial Clouds
04 Ryoji Ikeda – Dataplex
05 Autechre – Tri Repetae
06 Brian Eno & Harold Budd – The Pearl
07 Biosphere – Substrata
08 Labradford – Prazision
09 Madlib – Shades of Blue
10 Lustmord – Heresy
11 Murcof – Remembranza
12 Stars of the Lid – The Tired Sound of
13 Aphex Twin – Selected Ambient Works Volume II
14 Les Joyaux de la Princesse – Aux Volontaire Croix du Sang
15 Steve Roach – Structures from Silence
16 The Orb – U.F.Orb
17 Klaus Schulze – Irrlicht
18 Global Communications – 76:14
19 Raison d’Être – The Empty Hollow Unfolds
20 Scorn – Gyral

 

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