Motown: Anima e Ritmo della Black Music

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Motown: Anima e Ritmo della Black Music
Ora Detroit è un cuore che pulsa sempre più piano. Da qualche anno le persone se ne vanno dalla città. La popolazione oggi è dimezzata rispetto a 50 anni fa e il suo motore, motore degli Stati Uniti interi, la General Motors, affronta la più grande crisi mai vista. La città di sangue e acciaio ha molte ferite da rimarginare.Negli anni 40 e 50 Detroit era lucente di opportunità e di lavoro. Un futuro ricco di promesse, prima fra tutte quella di una dignità maggiore per i neri d’America. Qui, non nel caldo sud del Mississippi o nei mari verdi del Texas, i neri d’America trovarono una via d’uscita per una sensibilità nuova e sofferta, nuova e sconvolgente per la società, per la politica, per l’arte e quindi, sicuramente, per la musica. Qui la segregazione era presente ed era terribile, ma a differenza del Sud, qui non era incontrovertibile. La “Motor Town” in misura maggiore rispetto alle altre città del nord non solo subì le ondate migratorie ma le nutrì e diede loro una valvola di sfogo nella società come nella musica. I frutti non tardarono ad arrivare. Già negli anni ’40 Detroit regalò al mondo il blues del Mississippi più poetico e caldo, il Delta Blues di John Lee Hooker che diede il coraggio artistico ad un numero incredibile di artisti, più tardi, negli anni ’50. In questi anni il Jazz di Ella Fitzgerald, Duke Ellington, Count Basie e altri erano la voce di un America nuova, un’America hipster, vuota e piena allo stesso tempo di speranze e disillusioni, un America nata e cresciuta nel Black Bottom di Detroit, quartiere dove si riversarono molte minoranze e culture, a sciogliersi e a mescolarsi nella città d’acciaio. Nel 1959, poi, nacque la Motown Records.Questo voleva essere un articolo per celebrare i 50 anni della Motown Records, ma è impossibile staccarla da quella Detroit, da cui la casa discografica prende il soprannome, che da sempre, dal Blues degli anni ’40 alla garage techno degli anni ’90 ha dato la possibilità al porsi in essere di uno spirito caldo, comunicativo, dotato di una vena aurea sempre nuova e urgente ma anche raffinata. E di questo spirito una delle vette più alte è sicuramente la musica prodotta da questa casa discografica, ora etichetta della Universal e non più residente a Detroit, capace di intercettare nel pubblico (tanto cambiato in quel decennio e che sarebbe cambiato ancora negli anni a venire), i gusti e le voglie di una celebration calda e sentimentale tipica dei neri d’America. Il bisogno di “celebrate” nella sofferenza del lavoro e dell’apartheid, della segregazione, il “praise” al Dio che ci ha messi al mondo. Ma non è solo questo. La musica della Motown è anche la prima musica nera pensata non più esclusivamente per i neri e per gli eccentrici. È musica per chi vuole ascoltare, anche oltreoceano, una cultura che negli anni ’60 aveva tracciato i propri contorni, che aveva riformulato il proprio essere riconoscendo con orgoglio e con forza le proprie radici africane, una musica ammaliante, a toccare l’anima, in un modo strano e magnetico, che in Europa non si sa riprodurre. Un cuore africano che, grazie ai beat, a Kerouac, grazie ai figli dei ‘50s, cresciuti per mettere tutto a soqquadro, rinunciando a valori ipocriti per accoglierne altri (su tutti la tolleranza), batte nei nostri polsi con un soul esaltante e da ballare, tramite artisti di enorme successo e di più grande valore artistico, sfruttato in modo nuovo.

L’arte, con la Motown, non è più per cultori, non è di nicchia, al contrario doveva avere la più vasta diffusione possibile. Un concetto tanto importante che Berry Gordy, presidente e fondatore dell’etichetta, lo assunse come condizione, come tratto distintivo e come linea guida della produzione Motown. Berry Gordy è forse il più grande produttore di musica pop mai esistito, capace di piazzare oltre 100 singoli al numero uno delle classifiche americane e non. Nato in una normalissima famiglia della middle-class georgiana si sposta a Detroit come molti in quel periodo, per lavorare alle catene della Ford ma, irrefrenabile nel rincorrere i suoi sogni, mollò il lavoro per fare carriera (non molta) come pugile, fino a quando non fu mandato in Korea da un Paese che ingaggiava guerre ovunque pur di far continuare l’economia. Al ritorno, tornò a lavorare in fabbrica. Tuttavia, grazie alle conoscenze adatte, una modesta capacità compositiva ma soprattutto con un talento unico nel sentire le potenzialità degli altri, di capire la musica, di ascoltarla e veicolarla. Fu cofondatore della prima etichetta, la Tamla Records, con 800 dollari in tasca e le idee ben chiare. Smokey Robinson e i suoi Miracles erano già sotto la sua protezione e fu proprio Robinson a spingerlo a creare un’altra etichetta. La Motown Records nasce il 14 dicembre 1959, a capeggiare le molte etichette e progetti correlati creati da Gordy. Una di queste è la Anna Records che ha dato a Berry Gordy il primo, gigantesco successo, “Money (That’s What I Want)” di Barrett Strong. Da questo punto in avanti le viscere così attente, così sensibili di Gordy (a volte erano solo queste a condurre le sue strategie) hanno prodotto incredibili successi, grazie anche alla geniale intuizione (ma sarebbe meglio chiamarla osservazione di un processo in atto già dagli anni ’50) di derivare dal blues, unito agli spirituals dell’epoca, un’anima musicale prettamente nera e religiosa, da aggiungere ad uno scheletro ritmico marcato . Questo è il rhythm and blues.

L’appetibilità pop (assieme a potenti linee di basso elettrico e grazie all’anima degli interpreti) era il veicolo d’espressione imposto agli artisti sotto contratto, i quali, però, imbrigliati in un’idea così personale, spesso desideravano una libertà artistica che la loro caratura avrebbe, forse, meritato. Sto pensando a personaggi come Marvin Gaye, che, per questo motivo, ebbe molti attriti con la Motown, fatto che lo ha portato a produrre autonomamente album come Let’s Get It On o What’s Going On, i quali presentano grandi divergenze dai canoni imposti dalla casa discografica, con diverse tematiche (una sensualità rovente nel primo album, il Vietnam, le droghe e la disillusione il secondo), estranee alla semplice canzone sul rapporto tra Lui e Lei. O Diana Ross, di un pop squisito, dal cuore blues e dal cervello jazz . Nonostante una parte della critica la reputi estranea al gusto e alle idee jazz, album come Blue (non pubblicato per volere della dirigenza fino al 2006, per 34 anni) e la colonna sonora per il film, di cui è protagonista, dedicato a Billie Holiday, Lady Sings The Blues, dimostrano il contrario, o, se non altro, una grande personalità nella recitazione canora della cantante. Blue è inoltre un esempio di quanto la Motown fosse presente, attiva e coercitiva nelle scelte degli artisti. O ancora Smokey Robinson, divenuto poi vicepresidente dell’etichetta, un poeta amato da molti artisti posteriori e contemporanei, come Bob Dylan e John Lennon.
Ma è andata bene così direi. Quelle idee costituirono un passo importante, anzi necessario per l’evoluzione musicale moderna. L’arte fruibile da tutti come mezzo per avvicinare le persone, tutte, ed unirle in un unico spirito.

La quantità di artisti è lunga e i ringraziamenti a questa casa discografica più lunghi ancora. Noi tutti la ringraziamo e speriamo che riprenda un messaggio, uno stile, una voglia di raccontare il rapporto tra due persone, il rapporto tra le radici di persone estranee, il rapporto di persone in difficoltà, di comunione di cui c’è ancora bisogno. Abbiamo ancora bisogno di grandi artisti della musica nera, grandi cantanti e grandi poeti come Marvin Gaye, Stevie Wonder, Smokey Robinson, su tutti e poi ancora Diana Ross & The Supremes, Martha & The Vandellas, i Commodores di Lionel Richie. Abbiamo ancora bisogno di un suono elettrico oltre che elettronico, unito al cuore, quel cuore che la Motown non si è mai riservata di darci, nei primi anni della fine delle separazioni.

Top Ten Singles

1 Marvin Gaye – I Heard It Through the Grapevine
2 Stevie Wonder – Superstition
3 Smokey Robinson & The Miracles – The Tears of a Clown
4 Barrett Strong – Money (That’s What I want)
5 Marvin Gaye – What’s Going On
6 Stevie Wonder – You Are the Sunshine of My Life
7 Edwin Starr – War
8 The Temptations – Papa Was A Rolling Stone
9 Martha Reeves & The Vandellas – Nowhere to Run
10 Diana Ross & The Marvelettes – Ain’t No Mountain High Enough

Motown – Top Ten Albums

01 Marvin Gaye – What’s Going On
02 Stevie Wonder – Songs In The Key of Life
03 Marvin Gaye – Let’s Get It On
04 Smokey Robinson – Pure Smokey
05 The Temptations – Pure Temptation
06 Smokey Robinson & The Miracles – Going To a Go Go
07 Diana Ross – Lady Sings The Blues
08 The Marvelettes – Please Mr. Postman
09 Four Tops – Reach Out
10 The Supremes – Where Did Our Love Go

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