Pontiak: fratelli psichedelici

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Sun on Sun (2007) In quest’album troviamo tutto l’amore per la psichedelia, per il blues e per le sonorità stoner, dimostrando che le idee sono più che chiare. Riff kyussiani, tetri rumorismi e atmosfere ossessive fanno luce sull’approccio scelto dai fratelli Carney. La vera perla di Sun on Sun resta la titletrack: 9 minuti di psichedelica intima e desertica, in cui la chitarra giunge a farla da padrona emergendo a poco a poco senza mai turbare l’atmosfera solitaria del brano e senza mai risultare stucchevole. 75/100
Maker (2009) Prosegue l’opera di esplorazione sonora guidata dal calore del deserto. Maker è un album più omogeneo del predecessore e sicuramente più personale. Il vero fulcro di Maker è l’omonima titletrack in cui è proposta una sintesi di ciò che è l’intero LP, un autentico canovaccio in cui la batteria è protagonista come non mai, ritmiche secche e dure che impongono gli straordinari a piatti e pelli e la sei corde si preoccupa di creare atmosfere rarefatte ed oniriche, mentre il basso intreccia quel tappeto sonoro per cui è naturalmente portato. 79/100
Sea Voids (2009) Pensato durante un tour negli Stati Uniti e realizzato in otto serate prima di approdare in Europa, i Pontiak riescono a sfornare una degnissima mezz’ora che non sposta di un millimetro quelle che sono le loro coordinate e intenzioni. I virginiani dimostrano ancora una volta di avere realmente qualcosa da dire e di saperlo fare nel migliore dei modi. Non mancano i richiami a Maker (qualcuno ha detto “Shot in the Alarm”?), tanto meno le consuete sortite folk, ma in questo riproporre schemi consolidati non si nasconde né maniera né sfruttamento della scena, questo perché la qualità di Sea Voids è elevata e l’attitudine quella giusta. 74/100
Living (2010) Terzo album in due anni per i fratelli Carney che segna una piccola consacrazione. Living è un viaggio e i brani che lo compongono vanno considerati come un unicum, essenziale accompagnamento ad esso. I brani sembrano essere delle icone dei paesaggi attraversati, perché di atmosfere e di tinte diverse è costituito l’album. Forse non ha i picchi dei precedenti, ma mantiene costantemente elevata la qualità complessiva; non si discosta dagli standard del gruppo e fa della sua compattezza sonora un invidiabile punto di forza. 78/100
Comecrudos (2011) Appassionati di trip in generale, eccoli proporre la colonna sonora di un viaggio: è così che nasce questo EP ed è così che i tre chiedono di ascoltare questa ultima loro fatica. L’ascolto scorre via veloce senza alcun momento di stanca e sembra proprio di vedere quei paesaggi lunari che hanno ispirato i fratelli Carney. Lo stile della band resta sostanzialmente immutato ma forse più etereo rispetto ai precedenti episodi. Finestrini abbassati, caldo torrido, volume a livelli fastidiosi e una flemmatica velocità di crociera sono le giuste coordinate per ascoltare una roba del genere, magari sulle polverose strade di quel Texas che hanno ispirato questa piccola gemma. 74/100


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