Spiritualized: Ordered by Dr J. Spaceman

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Lazer Guides Melodies (1992) Una fusione di dream pop e shoegaze – diretta magistralmente dalla mente psichedelica di J. Spaceman – è l’esordio degli Spiritualized. Lazer Guides Melodies fluttua e galleggia insieme a chi lo ascolta, donando quella piacevole sensazione di lento smarrimento. L’atmosfera sognante e stralunata è vera e propria icona. Un esordio affascinante e magnetico ricco di suoni e sfumature. L’apparente grazia delle canzoni non tragga in inganno: questo è un album pesantemente leggero. 83/100
Pure Phase (1995) Più pretenzioso del suo predecessore, Pure Phase apre la strada a quell’orchestralità solamente sfiorata nell’esordio. La collaborazione col Balanescu Quartet è un elemento di interesse, ma in fin dei conti fa perdere qualcosa in spontaneità, a favore di un maggiore frammentazione della stessa fluidità che aveva fatto la fortuna degli Spiritualized di Lazer Guides Melodies. I brani maggiormente epici e ambientali rompono infatti quel fantastico idillio nato tre anni prima. 67/100
Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space (1997) Ladies and Gentlemen, ecco il disco di pura psichedelia più bello degli anni Novanta. Fiati, droni, timpani, cori gospel e tutto un caos organizzato sono gli elementi che completano la canonica tavolozza di colori dettata al presidente onorario Syd Barrett sul Monte Sinai, per dodici tracce che rendono il lavoro degli Spiritualized ambizioso, poliedrico e al contempo umano, sebbene sì: con questo tablet si fluttua nello spazio come non mai. In casi come questo, è davvero il caso di chiamarlo solo rock n roll? In una ipotetica classifica dei migliori album psichedelici di tutti i tempi, Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space comparirebbe molto, molto in alto. Disco Chiave
Let It Come Down (2001) Registrato ad Abbey Road con l’ausilio di un centinaio di musicisti, con quest’album J. Spacemean conferma le sue doti di geniale musicista. Il marchio Spiritualized diventa sua esclusiva proprietà e lo diventa nel migliore dei modi possibile. Un lavoro complesso, ambizioso, pieno di suoni e di umori diversi. Sempre più orchestrale senza risultare zuccheroso, è una summa della musica tutta. Non è facile parlarne, è più facile continuare a girovagare nei sogni di questo piccolo grande genio. 87/100
Amazing Grace (2003) Di fianco ai suoi due predecessori, Amazing Grace non può che impallidire. È impossibile mantenere certi standard. Probabilmente Jason Pierce ne è cosciente e decide di cambiare direzione: meno orchestra, più chitarra. Sembrerebbe un LP meno pensato e più istintivo, più di pancia. In verità non rinuncia all’intimismo lasciandosi andare in qualche frangente. Paga lo scotto di venire dopo due lavori grandiosi, ma bastano due brani come “Lord Let It Rain on Me” o “Lay It Down Slow” per avere idea della qualità di cui si sta parlando. 76/100
Songs In A&E (2008) La malattia segna queste canzoni provenienti dal pronto soccorso e la precarietà di chi se l’è vista brutta si sente molto. L’album è in bilico tra intimismo, coralità e piccole dosi di chitarre elettriche tese a spezzare un’atmosfera altrimenti troppo monocorde. Il risultato è l’ennesimo bel disco, forse ancora più autoreferenziale dei precedenti, che mostra l’ennesima sfaccettatura di J. Spacemen. 73/100
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