The Shins: il nuovo slang del New Mexico

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Premessa: se i Beach Boys vi fanno schifo o più generalmente se il rock-pop dagli anni ’60 ad oggi vi interessa poco, lasciate perdere. La musica degli Shins è un reimpasto di sonorità pop, un occhio sempre strizzato verso il passato e verso la melodia. Non saranno mai i veri protagonisti degli anni 2000, ma sicuramente rimangono dei personaggi secondari di tutto rispetto.

Gli Shins si formano in Albuquerque, New Mexico, tra il 1996 e il 1997 grazie a James Mercer, mente e anima del gruppo. Attorno alla sua figura Mercer riunisce il batterista Jesse Sandoval, il tastierista Marty Crandall e il bassita Dave Hernandez.
I primi passi li muovono come side project del gruppo principale di Mercer, i Flake (o Flake Music, come saranno poi noti), che dalla loro hanno il modesto lavoro When You Land Here, It’s Time to Return, dato alle stampe prima di sciogliersi ufficialmente nel 1999.Poche le parti memorabili, spicca tuttavia in alcuni punti quella che diventerà la chiave del successo poi: le azzeccate melodie pop.
Precedono la pubblicazione dell’esordio a nome Shins due EP: Nature Bears A Vacuum e When I Goosestep. Il primo, in particolare, è degno di nota.

Nature Bears A Vacuum, targato 1998, presenta nei due lati le due facce degli Shins: da una parte quella più intimista, dall’altra quella più puramente scanzonata. E’ di difficile reperibilità, ma questo EP rappresenta quasi un riassunto della carriera di Mercer e compagni condensato in quattro pezzi. Se lo reperite in qualche modo, magari incuriositi dal fatto che stando ad alcune dichiarazioni i due lati dell’EP girano a velocità diverse (33 e 45 giri), e scoprite che non fa per voi, difficilmente apprezzerete gli sforzi successivi del gruppo.Gli Shins sono notati dagli inviati della Sub Pop durante il tour di supporto con i Modest Mouse. Dopo qualche ottima performance dal vivo, la band firma per la famosa etichetta e si mette al lavoro per il debutto su LP.

 

Il primo disco arriva quindi nel 2001: Oh, Inverted World.
Spicca fin dall’apertura la vena pop dominante nella musica degli Shins, ma la produzione non completamente azzeccata rovina parzialmente un disco altrimenti buono. La critica sembra accoglierli favorevolmente, non il publico invece che si accorgerà di loro soltanto nel 2004 in seguito alla popolarità raggiunta dal film Garden State di Zach Braff, che nella colonna sonora presenta “Caring Is Creepy” e “New Slang”. Quest’ultima in particolare sottolineata dalla celeberrima battuta di Natalie Portman: “this song will change your life”.
Cominciano a farsi notare le interessanti liriche di Mercer, ma non il suo lavoro chitarristico in parte sovrastato dalle tastiere, che interagiscono maggiormente con le parti vocali. Oh, Inverted World trova i suoi punti di forza nei momenti puramente pop, poco sfruttati in favore di una psichedelia-folk che lo tiene ancorato a paragoni, non certo salutari per gli Shins, con i ben più grandi Neutral Milk Hotel.
La traccia finale, “The Past And Pending”, è stata poi suonata al funerale di Heath Ledger lo scorso 24 gennaio 2008.
Nel 2003 gli fa seguito Chutes Too Narrow, spesso considerata l’opera più riuscita del gruppo.

The cruel uneventful state of apathy releases me,
I value them but I won’t cry every time one’s wiped outChutes Too Narrow segue negli intenti esattamente l’opposto dell’impasto di colori pastello dell’ottimo artwork, nonostante la musica non sia certo opprimente o oscura.
Phil Ek, già con i Built To Spill, cura una produzione più levigata che risalta la chitarra e la voce di Mercer, ora vero motore del suono degli Shins. Pezzi come “Saint Simon”, stilisticamente superiore a quanto finora fatto, diventano i cavalli di battaglia della band, che esplora ancora più a fondo il pop degli anni ’60 e il cinico surrealismo delle liriche. Più vicini all’approccio dei Belle & Sebastian che a quello degli ultimi ritrovati psichedelici, ogni momento del disco diventa una piccola storia a se stante, con rimandi alle loro origini e citazioni sparse qui e là per l’ascoltatore più attento. Fresco e originale, Chutes Too Narrow non sfigura accanto ai migliori lavori del 2003. Un album da riscoprire, che nella sua breve durata concentra ottime idee e soluzioni melodiche consolidando personalità e immediatezza.
La critica acclama di nuovo, ma il successo di pubblico come si diceva deve attendere fino all’anno successivo, in cui le vendite di Chutes Too Narrow e del precedente subiranno un notevole incremento.
L’ultima uscita per la Sub Pop è Wincing The Night Away del 2007.
Gli Shins intraprendono una strada più sperimentale, per i loro canoni, rispetto ai dischi precedentemente pubblicati. I volumi si alzano, il pop sembra virare verso lidi più rock, e l’occhio di Mercer sembra guardare meno agli anni ’60 spostandosi invece sul passato più recente. Con Phil Ek di nuovo alla produzione, non solo gli Shins si ritrovano con chitarra e voce in primo piano, ma con un particolare accento alla sezione ritmica. Il drumming di Sandoval non era mai stato così in evidenza, e lo stesso si può dire per il basso di Hernandez. “Sleeping Lessons” segna la svolta con i volumi che si alzano progressivamente come a rimarcare il cambiamento. Arrivano addirittura arrangiamenti orchestrali in fase di chiusura, senza contare elettronica di Beck-iana memoria in “Sea Legs”. Mercer sacrifica l’elemento di punta dei lavori precedenti, l’intimità da cantastorie, trasformando la musica degli Shins in una colonna sonora per sentimenti più rilassati. Non rinunciano alla psichedelia, come dimostra l’esecuzione nel tour di accompagnamento di “Breathe” dei Pink Floyd.
Wincing The Night Away vende più di 100,000 copie in poco tempo, diventando il più grande successo commerciale per la Sub Pop.E’ dell’anno scorso l’annuncio di Mercer che il prossimo disco degli Shins, la cui uscita non dovrebbe essere molto lontana visto il recente annuncio di alcune date live negli Stati Uniti, vedrà luce per la propria etichetta, la Aural Apothecary. Da alcuni fan è stato accusato di manie di grandezza, certo la Sub Pop ha portato i suoi Shins dove sono ora.
Confidiamo tuttavia nella qualità della sua scelta. In un affollattissimo panorama di pop indipendente, gli Shins non hanno ancora commesso un passo falso, e si sono saputi rimettere in gioco fino ad oggi conservando intatta la classe degli esordi. Quello che manca è il vero capolavoro, il passo memorabile che, tornando alla metafora cinematografica all’inizio dell’articolo, permetta alla telecamera di inquadrarli con un bel primo piano.
di Manuel Uberti
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