Faith no More: l’ennesima riunione

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In quest’ultimo periodo sembra che la reunion di band, se non in stato avanzato di putrefazione, almeno morte e sepolte, sia diventata una moda all’ultimo grido. Band che si riuniscono per un tour o per una serie di concerti, oppure per pubblicare nuovo materiale senza rinunciare alla dimensione live. Alcuni salvano la faccia per il rotto della cuffia, per altri, invece, la figuraccia è dietro l’angolo. Se ti salvi puoi avere la fortuna che i fan giudichino con occhio differente gli episodi più in ombra della discografia; se le cose vanno male il rischio di peggiorare la situazione è molto alto. Oltre a perdere in credibilità c’è il rischio che si perda interesse nei riguardi della discografia (diretta conseguenza).

Teniamo presente però che il discorso fin qui esposto, forse, è valido soltanto quando la band ha decretato la parola fine dopo anni di pubblicazioni inutili o comunque minori; ma anche se la band avesse deciso di fermare la giostra al culmine della popolarità, per il pubblico, è difficile accettare una riunione svariati anni dopo. Il confine tra la convenienza commerciale e l’onestà artistica non è mai ben delineato. E nonostante il mondo musicale sia invaso da band in attività anche da venti, oppure trent’anni, che sono morte da anni senza mai essersene accorte, una reunion fa sempre scalpore. Ricordo i due quarti degli The Smashing Pumpkins che tornano insieme per un tour e per la pubblicazione del modesto Zeitgeist, i Police che infischiandosene della veneranda età ritornano sul palco con “Message in a Bottle” e “Roxanne”, e ancora addirittura gli Alice in Chains con un nuovo cantante, i Blur di Damon Albarn, e, dulcis in fundo, la reunion dei Faith no More, il progetto più popolare di Mike Patton, poliedrico cantante e membro di svariati progetti, tra cui Fantômas, Mr Bungle e Tomahawk, senza tener conto della miriade di comparse e collaborazioni. La notizia è circolata il 26 Febbraio, e a quanto pare ha fatto la felicità di molti nostalgici della musica di Mike Patton in voga nei Novanta, quel crossover di generi musicali che gettò le basi per il Nu Metal. La formazione attesa è quella che entrò in studio per le registrazioni dell’ultimo album a nome della band: Album of the Year. Per ora si parla solo di date estive in Europa, per festeggiare il ritorno sulle scene.

Torniamo sui nostri passi. Chi, nel 2009, può aver voglia di Faith no More? Giusto i fan più accaniti, quelli che vogliono tornare ad assaporare la voce di Mike Patton, sempre più sacrificata negli ultimi dieci anni (circa), in cui la sperimentazione fine a sé stessa ha oscurato e preso il sopravvento sull’innegabile talento vocale del cantante. Mi riferisco ad album tipo Anonymous dei Tomahawk, Suspended Animation dei Fantômas, General Patton Vs the X Ecutioners, Moonchild, Pranzo Oltranzista, Delirium Cordia e molti altri. Episodi trascurabili, che purtroppo rappresentano ormai la maggioranza nella sua discografia, composta da una miriade di progetti quasi insignificanti, nella quale l’assenza di un vero capolavoro è lampante. Proprio come la sterminata discografia di Mike Patton post-1997, i Faith no More non vantano certo alcun autentico capolavoro: non hanno il loro album senza tempo, anzi. I pochi album pubblicati dalla band non sono esenti da difetti che a distanza di decenni dalla loro pubblicazione sembrano sempre più evidenti. Insomma sono distanti dai veri colossi, quali In Utero, The Downward Spiral, Ok Computer, Ænima, e da tutti i più grandi album dei Novanta. The Real Thing (pubblicato nel 1989) risulta bambinesco, infantile e allo stesso tempo vecchio, come il primo Gameboy Nintendo a cristalli liquidi verdi. Chi è poi tanto temerario da ascoltarsi per intero ancora oggi un disco di caos sonoro come Angel Dust, seppur contenente alcuni dei numeri più interessanti del loro repertorio? Quel basso funky slappato ad ogni costo, il suono di plastica di quella chitarra, il tappeto di tastiere a volte funzionale altre davvero pacchiano, il preludio alla peggiore deriva del rock alternativo americano di ogni tempo (vale a dire il Nu-Metal), siamo sicuri che è questo ciò che ci manca oggi? Almeno King for a Day, Fool for a Lifetime teneva un profilo più sobrio e concreto. Il già menzionato Album of the Year non è degno del passato. Non del tutto da buttare e con i video dei singoli davvero memorabili, ma comunque qualche gradino sotto i precedenti capitoli.

Se ogni cosa ha lati negativi e lati positivi, anche questa notizia avrà qualche motivo di interesse. Visto che sicuramente la dimensione live sarà ben studiata e farà sicuramente divertire, quelli che si sono persi (come me) i concerti nei loro anni d’oro ora potranno rimediare. Ma al di là dei concerti tenere basse le aspettative è la regola da seguire. Come accennavo all’inizio, il rischio per questo questo tipo di operazioni è il fatto che, se il risultato fosse scadente, i Faith no More perderebbero in credibilità, e quindi c’è la possibilità che anche i lavori passati verrebbero visionati sotto un diverso profilo mentale. Sarebbe un peccato se Patton e soci inquinassero questo nome come fecero anni fa i Tomahawk (non si trattava di una reunion) con la pubblicazione di Anonymous, rovinando il progetto più interessante a cui Mike Patton abbia partecipato negli ultimi anni. Speriamo che almeno questo non accada.

di Jacopo Mele

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