LCD Soundsystem: Shut Up and Play the Hits!

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lcd soundystem shut up and play the hitsNon è una follia immaginare James Murphy come un novello Lutero che, stampato il testo di “Losing My Edge” su un bell’A4, va ad attaccarlo sulle porte dei club rock più importanti di New York City. Perché, nel bene come nel male, di un vero e proprio manifesto si tratta: quello della nuova New York ballereccia underground che di dj set in dj set andava alla riscoperta del krautrock e del post punk, ma anche quello dell’attitudine indie che ha caratterizzato l’intero decennio. Una canzone autocelebrativa per pretendere il giusto riconoscimento (“I was the first guy playing Daft Punk to the rock kids, everybody thought I was crazy”) nonché ferocemente ironica nei confronti di quello che sarebbe diventato il suo stesso pubblico e contro le band indecise sulla scelta più cool da effettuare, contro l’enciclopedismo di esperti improvvisati e di tante riviste e tam-tam di settore. “I heard you have a compilation of every good song ever done by anybody”, possibilmente tutto illegalmente scaricato da Internet. Ecco, un momento perfetto per accusare il colpo, tipo “prendi e porta a casa”.

lcd soundsystemNel video di “Losing My Edge”, il vecchio Murphy si becca uno ceffone per ogni frase, per ogni volta che sottolinea come lui ci fosse all’epoca dei Modern Lovers e dei Suicide. Per evitare ulteriori imbarazzi bisogna mettersi al suo posto e constatare amaramente, tra una sberla e l’altra, come tu che certe cose le hai viste nascere e vivere hai meno fascino di un ragazzino che invece no, non c’era, ma tramite Internet ha acquisito più conoscenza di quanta ne abbia potuto assorbire tu in maniera diretta. E su cosa? Sulla tua stessa musica!!! Sacrilegio! E allora stando così le cose, a trent’anni, quando le rockstar devono fare i conti con un successo mondiale o con l’inizio del viale del tramonto, prendi e ti rimetti in gioco e dimostri a tutti quei giovincelli che tu, quella roba che sta tornando di moda (anche per merito tuo, tramite la tua DFA Records), l’hai realmente assimilata, l’hai fatta tua, e ormai puoi farne ciò che vuoi. Dimostri di essere perfettamente in grado di conquistare quel pubblico e di rivoltargli contro la sua stessa ironia (esponendoti allo stesso tipo di trattamento!). E anche se all’inizio volevi soltanto suonare ai party, lì dove stai letteralmente in mezzo alla gente divertita dalla tua musica, diventi un fenomeno di culto e lasci dopo soli tre album, uno dei quali un capolavoro. Lasci all’apice del successo e con una fenomenale macchina da concerti, con un sold out al Madison Square Garden, una di quelle feste in cui suoni tutto, così maestose da far commuovere persino una banda di panda psicotici (cfr. il video di Drunk Girls) quando si fa ora di tornare a casa.

lcd soundystem shut up and play the hits 2Avremmo tutti voluto essere lì a salutare quelli che, di fatto, sono stati i nostri Talking Heads, titolo che gli si può conferire non certo per gli omaggi spudorati rivolti alla band di David Byrne, solo una delle tante influenze musicali di alla base degli LCD Soundsystem. James Murphy non parlava agli yuppies degli anni ’80 sull’orlo di una crisi di nervi, ma ai nuovi giovani adulti dei Duemila, che sentivano avvicinarsi il momento di dover cedere il passo alle nuove generazioni iper-wired, ma ne capivano ancora perfettamente il linguaggio e volevano sfruttare al 100% il poco tempo rimasto prima di dover crescere in maniera definitiva, di doversi assumere le più pesanti responsabilità della vita. E, nel frattempo, cercavano anche di prendersi i meriti che gli spettavano di diritto, di ottenere un qualche tipo di riconoscimento. Un “hey, io c’ero before it was cool” diventato infine un “hey, ci sono anch’io”. I suoi LCD Soundsystem sono una band chiave per la comprensione delle dinamiche musicali ad alta velocità post anni ’90.

 

LCD Soundsystem (2005) La DFA Records è diventata simbolo della New York ballereccia del decennio. I vari Rapture, Juan Maclean, Hercules and Love Affair e Hot Chip sono soltanto alcuni dei nomi pubblicati e sponsorizzati dall’etichetta, ma la svolta è avvenuta con l’apparizione degli LCD Soundsystem, il progetto di uno dei cofondatori dell’etichetta stessa, James Murphy. In seguito ripubblicato in versione espansa affinché contenesse anche quel singolo e il resto del materiale precedente, l’omonimo album d’esordio dava ampiamente sfogo alla voglia di suonare music rock tenendo presente la disco, il krautrock, la new wave e il post punk, consacrando in maniera definitiva questa tendenza tipica del primo decennio dei Duemila. Se non fosse stato per il suo essere un collage di idee degne di maggiore approfondimento (seppur nobilitate da un’urgenza espressiva sempre più rara da trovare in giro) e non fosse dunque uscito Sound of Silver, il disco fondamentale degli LCD Soundsystem sarebbe rimasto questo. Ma “Too Much Love” e “On Repeat” si proponevano già come la base di partenza scelta per la prossima mossa. Dance-punk, dite? Oh, ancora non avete ascoltato nulla. 84/100
45:33 (2006) Lo sponsor Nike voleva qualcosa da poter spacciare come musica appositamente creata per accompagnare una sessione di allenamento. James Murphy voleva comporre qualcosa sullo schema di E2-E4 di Manuel Göttsching (negli Ash Ra Tempel ai tempi kraut). Queste due necessità sono diventate improvvisamente e furbescamente compatibili, dando origine a 45:33, il cui titolo si riferisce alla controversa “4’33”” di John Cage mentre la copertina omaggia lo stesso E2-E4. Nella discografia degli LCD Soundsystem questo EP nel complesso non è una tappa fondamentale, ma la parte 2 con quel suo “Hey! Your love away from me! You can’t hide. Hey! Your love away from me! But shame on you” è diventata un must, e la parte 3 si è poi trasformata in “Someone Great”. Forse, in fin dei conti, un po’ più interessante di quanto possa sembrare. 74/100

Sound of Silver (2005) Dopo l’elettronica così sbilanciata verso il rock dell’omonimo esordio degli LCD Soundsystem, il nuovo pargolo di Murphy, con i suoi sintetizzatori stavolta predominanti sulle chitarre e i suoi pezzi formato club, era convincente per davvero. Ciò risultava chiaro già dai primissimi secondi di drum machine di “Get Innocuos”, che dava il la al disco scandendo inesorabile l’avvenuto cambiamento sostanziale: tutto diverso, ma secondo un piano ben congegnato. L’ironia a doppio taglio di “North American Scum” colpiva sia gli americani sia gli antiamericani a tutti i costi, e mentre “All My Friends” diventava a tutti gli effetti la nostra “Heroes”, Sound of Silver nella sua interezza elevava gli LCD Soundsystem allo status di nostri Talking Heads: non si parlava più agli yuppies degli anni ’80 sull’orlo di una crisi di nervi, ma ai nuovi giovani adulti dei Duemila, quelli che sentivano avvicinarsi il momento di dover cedere il passo alle nuove generazioni, che sentivano il costante bisogno di scappare da qualcuno o qualcosa (“Time to Get Away”) e sprofondavano in una profonda malinconia nel momento in cui “Someone Great” sarebbe in qualche modo sparito dalle loro vite. Sound of Silver è un passaggio imprescindibile sia per la comprensione delle dinamiche musicali ad alta velocità post anni ’90, sia del pubblico stesso. È da qui che passano e si incrociano, in qualche modo, tutte le tendenze dei Duemila. Ed è qui che possiamo osservare il nostro riflesso, amanti di musica un po’ di nicchia, un po’ incompresi, un po’ schiaffeggiati, un po’ in crisi pensando agli anni che passano e alle persone che vanno e che vengono nelle nostre vite. Non abbiamo ancora ascoltato qualcosa di più brutalmente onesto e allo stesso tempo tanto divertente. DISCO CHIAVE
This Is Happening (2010) James Murphy ritornava quasi sottovoce, come l’attacco in sordina di “Dance Yrslef Clean”, traccia iniziale di This Is Happening. Tutta apparenza, sarebbe stata solo una questione di tempo prima che il ritmo virarse verso volumi più adeguati e i sintetizzatori tornassero a farsi largo con forza. Con l’omonimo esordio che faceva dell’urgenza espressiva il proprio punto di forza e un Sound of Silver che rappresentava già l’apice della maturità artistica del progetto, This Is Happening poteva concedersi qualche esperimento, presentandosi da subito come un album più complesso e melodicamente meno immediato, ma anche deciso a raccontare e ad esplorare tutte le radici di un genere. Il fatto che spesso e volentieri fosse sfacciatamente citazionista si può ricondurre alla sua stessa ragion d’essere: ironico e divertente, con un pizzico di nostalgia, rivolto a un pubblico preparato a degli extended play come quelli (l’unico pezzo al di sotto dei sei minuti è il singolo “Drunk Girls). “And so you wanted a hit, well, this is how we do hits. You wanted the hit, but that’s not what we do”: in sostanza, un bel “si fa alla nostra maniera, chi ci ama, ci segua!”. Per quanto Murphy attingesse ancora a piene mani dai tardi anni ’70, il risultato era ancora dinamico e profumato di fresco. Non sapremo mai se This Is Happening avrebbe rappresentato l’inizio della parabola discendente degli LCD o soltanto il classico calo dopo il capolavoro, ed è probabilmente molto meglio così. Mollare all’apice del successo ti solleva dalla responsabilità di doverti costantemente superare al fine di lasciare un buon ricordo, e questo è valido soprattutto nell’epoca dell’Internet veloce, quando la perdita della popolarità è sempre dietro l’angolo. 78/100

Retrospettiva a cura di Pierluigi Ruffolo, contributi di Cristiano Marinelli

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