Coldplay: Retrospettiva

articolo di
220px-ColdplayparachutesalbumcoverParachutes (2000) Il debutto dei Coldplay è un piccolo lampo nel panorama pop-rock ancora in cerca dei nuovi Oasis. Arrangiamenti semplici ma suono pieno, zero momenti sopra le righe ma melodie che funzionano senza eccezioni. Esce a breve distanza da Lost Souls dei Doves con cui condivide più di qualche sensazione in “Sparks”. Le due hit “Yellow” e “Shiver” sono perfetti singoli pop ma il momento migliore arriva, forse, nella seconda parte di “Spies” che da episodio quasi di transizione trova compimento, grazie a un crescendo di voce e chitarre. Chris Martin e soci sono il nuovo gruppo da tenere d’occhio. 78/100
220px-A_Rush_of_Blood_to_the_HeadA Rush of Blood to The Head (2002) Il successo immediato non spaventa la band che anzi punta immediatamente alto: “In My Place” apre le porte delle arene di tutto il mondo, con “Clocks” a rincarare la dose. “The Scientist” torna dalle parti del testo anthemico che già ha funzionato con “Yellow” e la title-track è il singolo inquieto per addolcire una transizione già avvenuta: i Coldplay radunano diecimila persone a sera e le canzoni sono create per avere quanta più risonanza possibile in radio e televisione. Hanno scelto il pop, senza esitazione. 60/100
220px-Coldplay_X&YX & Y (2005) Sempre più ambiziosi e prodotti nel suono, i quattro prendono gli U2 più rivolti agli stadi e ripetono il copione del precedente album: i singoli movimentati aperti da una melodia iniziale sono “Talk” e “Speed of Sound” ma la scena sarà tutta di “Fix You”, tanto melensa nei testi quanto parte della cultura pop odierna, data la presenza in un numero sterminato di serie TV, trailer, film e pubblicità. Innocui, sì, ma quella sensazione di finto viene pienamente confermata, quindi rinnegati. 45/100
Viva_la_Vida_or_Death_and_All_His_FriendsViva la Vida or Death and All His Friends (2008) Chris Martin non ci sta. Nel tentativo di provare un minimo di spessore artistico in più rispetto al via vai pop-rock, tira fuori un album più vario nelle strutture, nelle canzoni che tornano a essere interessanti e non banali. “Lovers in Japan” tra il saccheggiatissimo Bono e inserti di chitarre, “Yes” che riaccoglie i toni bassi dentro un suono più ampio e maestoso, la coloratissima “Viva la Vida”. L’album da poter ascoltare senza vergogna, l’ibrido ben accolto un po’ da chiunque. 59/100
220px-MyloxylotoMylo Xyloto (2011) Disco creato per disintegrare le speranze di riavere un gruppo semi-serio. Il primo singolo “Every Teardrop is A Waterfall”, pacchiano e plastificato, anticipa un miscuglio di generi nel quale poco si salva. “Major Minus” e “Hurts Like Heaven” riprendono il precedente Viva La Vida ma non bastano a rendere l’ascolto inutile e senza vera direzione. Influenze americane nei synth e nel duetto con Rihanna non fanno altro che aumentare la disomogeneità di un lavoro totalmente insufficiente. 42/100
Coldplay_-_Ghost_StoriesGhost Stories (2014) Per essere un prodotto destinato al passaggio sistematico in radio e pubblicità le anomalie sono parecchie, dal numero di canzoni al suono generale pacato, non volgare, poco adatto alla top 40 americana ormai considerata casa principale se non della band della loro label. Non si esce irritati dall’ascolto, a differenza dell’album precedente e sembra essere un passo indietro giusto, almeno negli intenti. Ma i contenuti e la vera poetica vanno cercate altrove. 52/100

 

Retrospettiva a cura di Simone Verlezza

Social