Twin Shadow • Forget (2010)

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Meno male che la new wave è morta. Proprio per questo Forget non esiste e la stampa di settore avrà costruito sul niente il fenomeno di turno, come fa sempre. È proprio la caratteristica principale del giornalismo musicale quella di inventarsi nuovi miti per poi permettere che vengano smontati e snobbati da qualcuno che quindi potrà finalmente liberarsi in un “I don’t get the hype!” per la milionesima volta. O forse è tutto vero, forse la 4AD (e la Terrible Records negli USA e sì, sul nome ci hanno già giocato, non impegnatevi oltre) ci ha visto giusto un’altra volta appoggiando il progetto Twin Shadow di George Lewis Jr., un tizio che ha scritto Forget dopo essere scappato dai ritmi frenetici di New York per apprezzare le bellezze Europee. Possiamo prendere per buona questa ipotesi e avventurarci nell’ascolto del disco, più e più volte. L’inizio è morbido morbido ma senza paura, poi diventa nostalgicamente ballabile per diversi minuti (immagini: dancefloor con tipica nebbiolina diffusa, gente che balla con gli amici, gente che balla da sola, gente al bancone del bar, romanticone di turno impegnato in un lento con la propria ragazza), si concede qualche particolarità in “Tether Beat” e poi piazza sul finale i quattro pezzi più orecchiabili, tanto per farti venire voglia di riascoltare tutto il prima possibile: le ruffianissime “Castles in the Snow” e “Forget”, con quei loro ritornelli, gli astuti ritmi di “For Now” e il rockeggiare di “Slow”, che pare renda benissimo suonata dal vivo. Ah, va da sé che anche nella prima parte ci sono ottimi pezzi di facile ascolto, tra i quali spicca quel gioiellino che è “I Can’t Wait”. “I’ve got the killer for the bad dreams / The apparition dancing with me”, canta George in “At My Heels”, e l’essenza di Forget si trova proprio da quelle parti: si ricorda, si passa oltre. Cercando nella rete troverete recensioni che per spiegarvi il disco vi racconteranno degli Echo and the Bunnymen, di Morrissey, dei Depeche Mode, di David Bowie… Ma stringendo, l’unica cosa veramente importante da dire è che nelle canzoni di Forget c’è tanta classe. La si avverte chiaramente nelle melodie, nella voce, nei punti di riferimento, nelle elegantissime linee di basso, nella scelta e nella cura dei suoni. Saranno il talento e il gusto del signor George Lewis Jr., sarà la produzione dell’Ursus arctos horribilis Chris Taylor, sarà che il tutto suona molto moderno e non vecchio di almeno trent’anni. Ma no dai, non esiste che sia così, un disco synth pop nel 2010 deve per forza essere privo di sostanza e ragion d’essere, quel dominicano baffuto è sicuramente uno sconosciuto qualunque, avranno soltanto fotografato un tipo esotico e – secondo lui – stiloso in una strada di Brooklyn. Sì, deve essere proprio andata così. Del resto la new wave è morta da un sacco di tempo, no? Roba vecchia…
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Twin Shadow (2010) Forget

Twin Shadow

Forget

2010 • moustache pop

82
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo