Gorillaz • Plastic Beach (2010)

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L’apertura sinfonfica di Plastic Beach, ultima fatica dei cartoni animati più famosi del pop, lascia già presagire qualcosa. Un indizio, poi non tanto chiaro, sulla varietà tematica del mondo della spiaggia di plastica la cui soglia stiamo per varcare. Albarn si circonda più che mai di collaborazioni a questo giro: i nomi sono diversi, alcuni anche belli grossi. Lou Reed, Mick Jones e Paul Simonon, Snoop Dogg… fanno tutti compagnia al buon Damon, meno protagonisti di quanto si poteva sperare, almeno stando alle voci che giravano intorno a Plastic Beach prima della sua uscita. La fascinazione del leader dei Gorillaz per il Mali e per la world music in generale arricchisce con precisione i canonici beat e la strumentazione più basica; il suo cantato rilassato si abbandona alle trame di un fumetto fatto di pagine coloratissime e fitte di disegni, ma l’impressione generale è quella di un Albarn in disparte, direttore d’orchestra, sorridente manipolatore comodamente seduto in cabina di controllo. Plastic Beach si fa più concept del già elaborato Demon Days, più ricercato e meno immediato. Le canzoni, a partire da quella di lancio “Stylo”, sono meno ficcanti delle precedenti pubblicazioni: l’attenzione va più che mai spostata sui versi se si vogliono comprendere le intenzioni dei Gorillaz nel 2010. Questo dona un certo spessore al lavoro, ma proprio l’assenza di forti melodie che rimangano in testa è il suo più grande limite. I Gorillaz aggiornano di poco la loro proposta, vivono di comprimari che potevano essere sfruttati con occhio più oculato, specie se si tiene conto dell’esperienza delle personalità tirate in ballo. Plastic Beach non è affatto brutto, come fin qui è sembrato. Con un cocktail in mano, mentre cala il sole in riva al mare quest’estate, si può facilmente godere della doppietta “On Melancholy Hill”/”Broken”. In un club “Superfast Jellyfish” e “Sweepstakes” non stoneranno, i fondoschiena si muoveranno senza dubbio. Plastic Beach concede il giusto spazio al relax e al divertimento, ma è difficile non far crollare l’intera struttura levando anche un pezzo soltanto. Non bocciamo Damon Albarn, perché è un artista che non delude anche quando non eccelle. Gli chiediamo tuttavia di mettere da parte i Gorillaz e dar credito alla reunion dei Blur che il tour dello scorso anno aveva dimostrato fattibile. Forse i cartoni animati hanno fatto il loro tempo.
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Gorillaz (2010) Plastic Beach

Gorillaz

Plastic Beach

2010 • cartoon hop

65
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo