Xiu Xiu • Dear God, I Hate Myself (2010)

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Le notizie sono due. La prima: gli Xiu Xiu del 2010 perdono la storica collaborazione di Caralee McElroy (ora Cold Cave), sostituita dalla nuova tastierista Angela Seo. La seconda: Dear God, I Hate Myself, è un buon album, con buona pace degli immancabili detrattori. Ormai è routine, esce un nuovo disco del gruppo di Jamie Stewart e subito raccoglie critiche sempre più contrastanti e difficili da conciliare. Qualsiasi scelta facciano gli Xiu Xiu, il pubblico si dividerà in maniera automatica.

Erano meglio quando ponevano l’accento sulle stranezze e su quella loro emotività malata, risultando addirittura odiosi e fastidiosi alle orecchie di molti? Sono meglio ora che hanno trovato una dimensione più melodica e pop, scelta che irrita i sostenitori del loro lato più sregolato e sperimentale? Quale di questi aspetti è quello più genuino, e quale quello più ricco di sostanza? The Air Force, nel 2006, aveva definitivamente creato una frattura musicale e critica nella loro discografia. Per quanto nessuno dovrebbe contestare la bontà di Knife Play, A Promise e Fabulous Muscles, non è detto che insistere sulla vena più strana (o stramboide, se vogliamo) avrebbe evitato agli Xiu Xiu di diventare prevedibili, come non è detto che avrebbero potuto dare ancora qualcosa percorrendo quel sentiero.

Lasciare che la propria musica diventi umanamente più fruibile viene spesso ritenuto un peccato mortale, un orrore da fuggire ad ogni costo. Jamie Stewart, cercando di trovare un equilibrio tra il proprio caratteristico marchio di fabbrica e la ricerca della forma canzone, ha eseguito sulla sua creatura delle operazioni del tutto normali per un gruppo avente alle spalle una discografia già abbastanza nutrita, visto che dal 2002 abbiamo avuto uscite degli Xiu Xiu al ritmo di quasi una all’anno, senza contare EP, collaborazioni e vari extra. Sembra che abbiano vissuto e consumato a velocità doppia questi otto anni di presenza ufficiale nel panorama alternative. Ecco, potrebbe esser stato proprio questo imitare il comunissimo processo di smussamento e conseguente eliminazione dei tratti più estremi dalla proposta ad aver suscitato, forse inconsciamente, le ire dei vecchi fan. The Air Force e Dear God, I Hate Myself recitano un po’ la stessa parte interpretata da un In Rainbows nella discografia dei Radiohead, con tutti i limiti che lo stesso paragone può porre. E’ sempre un bene cambiare direzione e non fossilizzarsi sulle proprie, fierissime convinzioni, almeno quanto non rappresenta un male scrivere canzoni, piuttosto che intricate giungle di rasoi per l’anima (se vi manca “Ian Curtis Wishlist”, potete sempre tornare ad ascoltare A Promise). Tutto sta a vedere se ce lo si può permettere, quindi se ci sono le idee e il gusto necessari. Jamie, a quanto pare, può. A dirlo sono le varie “Gray Death”, “Chocolate Makes You Happy” (oltraggiosamente pop), la stessa titletrack, “Secret Motel”, “The Fabrizio Palumbo Retaliation”… tutte canzoni orecchiabili in modi non scontati. In tutto ciò non mancano i classici spunti deliranti e scomposti, suoni e rumori da videogame su basi profondamente wave, qualche escursione acustica per nulla esente dallo Xiu Xiu style (“Hyunhye’s Theme”) e, addirittura, tracce country (“Cumberland Gap”). Centro anche per quanto riguarda i suoni, che invece penalizzavano il precedente Women as Lovers almeno quanto la mancanza di grandi canzoni.

E’ vero che Dear God a questo punto non stravolge nulla, le novità non sono così profonde da sconvolgere la musica degli Xiu Xiu, che con esso né raggiunge né apre nuove prospettive. Proprio per questo, un disco così non troverà l’approvazione di tutti i fan. Alcuni non-fan, per l’ennesima volta, non saranno in grado di coglierne l’anima wave, continuando a ritenerlo un genere morto. Basterebbe fermarsi un attimo e fare un paio di valutazioni: guardiamo al revival grunge (perché ormai di revival si tratta), un genere rimasto confinato nella propria epoca, incapace di aggiornarsi, ma che continua imperterrito ad abusare della buona fede dei fan nostalgici; pensiamo ad altri progetti di divertente rock’n’roll duro e puro, che calamitano attenzioni più per i nomi coinvolti che per la reale qualità della proposta. No, avete ragione, ci sono più freschezza, fantasia e idee in quello, piuttosto che in un misero, poco true e troppo pop album degli Xiu Xiu.

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Xiu Xiu (2010) Dear God, I Hate Myself

Xiu Xiu

Dear God, I Hate Myself

2010 • pop sins

72
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo