Delphic • Acolyte (2010)

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Delphic, Halcyon, Ephemera. No, non ci troviamo nella Grecia dei tempi classici, bensì nella Manchester a cavallo tra il 2009 e il 2010. Si sa, Manchester è uno dei tanti sinonimi di storia del rock inglese, per cui diventa praticamente obbligatorio, per ogni appassionato, dare una possibilità ai nuovi fenomeni provenienti da quei luoghi, duraturi o effimeri che siano, potenzialmente validi o sostanzialmente dimenticabili che si rivelino. Oggi, uno di questi nomi è quello dei Delphic, un trio (altrimenti quartetto, contando lo strumentista aggiunto) il cui scopo principale è quello di divertire, far ballare, ricreare un po’ dello spirito dei rave party di 15/20 anni fa, magari quelli più spensierati e meno selvaggi. Nella loro musica non è per niente nascosta l’influenza di quel tipo di cultura nelle sue più differenti declinazioni, dai New Order agli Orbital, dai Massive Attack ai Chemical Brothers, dal synth pop alla trance. Batteria dritta, spigolosi pattern di sintetizzatori, laser colorati e luci stroboscopiche, un tocco dream probabilmente opera del produttore Ewan Pearson (già su Saturdays = Youth degli M83 al fianco di Ken Thomas, ma ha lavorato anche per Rapture e Ladytron): tutto converge in Acolyte, un album d’esordio in cui ogni pezzo risulta estremamente orecchiabile e di facile memorizzazione. Di “Doubt” esistono svariate versioni più adatte al mondo dei club, tra cui un immancabile, di questi tempi, remix in chiave dubstep. Momento apice (oltre a “This Momentary”e “Halcyon”), la titletrack potrebbe addirittura essere letta come un brano progressive trance tra i più sognanti, in cui il basso si occupa di evidenziare l’anima wave del gruppo, aspetto cui tengono particolarmente. Con melodie del genere, la voce un po’ troppo pulita potrebbe facilmente stancare, attirando il giudizio negativo globale dei soliti intransigenti, ma sarebbe difficile immaginarsi interpretazioni e registri differenti. Senza ulteriori giri di parole, i Delphic si collocano nella stessa corrente di Friendly Fires, Klaxons, Late of the Pier e Cut Copy (volendo estendere il fenomeno anche al Commonwealth), per cui li troverete facilmente etichettati sotto un generico “indie electronic”, che risulterà essere un abbastanza limitante per la musica che effettivamente suonano. Lasciate perdere i proclami e l’eventuale hype; se avete anche solo una minima voglia di un disco di leggero, ballabile, colorato, innocente synth pop dallo spettro abbastanza  ampio, sappiate che i Delphic sono riusciti in quello che era il loro intento di partenza.

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Delphic (2010) Acolyte

Delphic

Acolyte

2010 • wave, alternative dance, rave

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo