Editors • In This Light and On This Evening (2009)

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Tutto si potrà imputare agli Editors, ma non di non averci provato. L’uscita di In This Light and On This Evening può esser vista come un nuovo tentativo di scrollarsi di dosso la fastidiosa etichetta di “cloni degli Interpol” che gli era stata appiccicata sin dai tempi di The Back Room, come immediata reazione alla loro comparsa sulle scene. Neanche troppo corretta, poi, visto che i richiami più evidenti dell’esordio degli Editors si dirigevano più che atro verso i primissimi U2, che con gli Interpol hanno poco a che fare; questo naturalmente senza voler negare la chiarissima appartenenza alla medesima scena.
An End Has a Start aveva trovato modo di discostarsi da quello stile asciutto riempiendo gli spazi con più chitarre e più melodie, avvicinandosi ai Coldplay con alterni risultati. Insomma, non ricorderemo il 2007 per quello, né probabilmente ricorderemo il 2009 per il nuovo disco, che pure ha rappresentato un cambiamento che subito balza alle orecchie dell’ascoltatore che non ha già negato loro ogni possibilità di redenzione. In realtà la band lo aveva già dichiarato qualche tempo fa, ma non erano in molti quelli disposti a crederci. La classica prova del secondo album dà spesso esiti non proprio esaltanti, mentre di solito quando (e se) ne arriva un terzo, che potrebbe dare qualche reale indicazione in più, l’ascoltatore si dichiara già stanco a priori e spesso si rifiuta anche solo di provarci. Questo a meno che non si inizi parlare in giro di capolavoro, e non è certo il caso degli Editors.
In This Light and On This Evening mescola le carte con un sound che torna ad essere profondamente 80s, ma agli andamenti e all’approccio chitarristico del post punk sono stati sostituiti un uso spropositato delle tastiere e ritmi sintetici, ballabili o minacciosi in base al caso. Sono scelte che ad un primo impatto potrebbero facilmente sollevare grossi dubbi, se non addirittura disgusto in alcuni, ma aver preso i New Order come modello non è stata una mossa poi così banale, e certe reazioni sono un po’ esagerate. I toni scuri e la struttura della titletrack sono di quelli che fanno ben sperare; si rivela come una novità per gli Editors e questo non può fare che piacere, e la stessa impressione lascia anche il motorik à la Neu! di “Bricks and Mortars”, almeno fino al ritornello tipicamente nel loro stile. E tra il singolo “Papillon” e “You Don’t Know Love”, pare che la prima parte dell’album si possa giudicare tranquillamente ascoltabile e piacevole, al di là delle tastiere che potrebbero essere giudicate troppo invasive dall’ascoltatore rock radicale. “The Big Exit” è un enigma sul quale converrebbe soffermarsi un attimo in più. E’ una traccia che suscita curiosità ma lascia in bocca un sapore di potenzialità inespresse, o meglio, di un tentativo finito in un caos di voci, ritmi e melodie che non erano fatti per esser messi assieme.

Il risultato appare addirittura sconclusionato nell’ultimo paio di minuti, dove la voce di Tom Smith diventa quasi completamente fuori luogo, ostinandosi a ripetere fastidiosamente lo stesso verso. E’ un peccato perché musicalmente parlando avevano avuto un’ottima intuizione, averla sprecata così è stato uno sbaglio, perché tutti gli indizi porterebbero a pensare che avrebbero voluto piazzare lì la classica canzone particolare, quella che di solito si tenta di inserire in contrapposizione al singolone acchiappa/respingi-ascoltatori e che cerca di andare oltre i canoni definiti da quelle che le stanno attorno. Ipotesi avallata dal fatto che le successive “The Boxer” e “Like Treasure” tornano sulla scia di quelle già ascoltate, con qualche dubbio sul gusto delle scelte fatte per “Eat Raw Meat = Blood Drool”. Una nota di merito in più va alla conclusiva “Walk The Fleet Road”, che in un certo senso fa il paio con l’ultima traccia di The Back Room, “Distance”, che forse rappresenta anche il vero punto di ripartenza degli Editors. Stringendo, si sono comportati in modo buono o almeno discreto in materia di canzon(c)i(ne) normali nel nuovo stile, mentre quando hanno provato a fare qualcosa di leggermente più ambizioso, in un caso hanno avuto un discreto successo (la titletrack), negli altri hanno dimostrato di non essere ancora in grado di condurre i giochi oltre un certo punto.

Un po’ diverso il discorso per le tracce extra che accompagnano le versioni deluxe e digitale di In This Light and On This Evening. L’EP bonus, che ha come titolo Cuttings 2, comprende cinque canzoni in linea con quelle che sono le intenzioni dell’album, ma a differenza di “Eat Raw Meat = Blood Drool” o “The Big Exit” non pretendono di strafare. E, guarda caso, il risultato paga, tanto che quello che dovrebbe essere un qualcosa in più si rivela anche più interessante e ben riuscito rispetto a quello scelto per la tracklist dell’album. Tra l’uno e l’altro, il materiale per creare un disco intero capace di sfruttare queste caratteristiche e queste idee c’era, e se avessero avuto questa intuizione saremmo qui a parlare in termini positivi di un ipotetico album che potenzialmente avrebbe potuto far ricredere anche gli scettici.
Tutto sommato, per questi Editors, può starci qualcosina in più della sufficienza; sia per la qualità media delle canzoni, sia per aver dato prova tangibile che l’immobilismo in questa scena è spesso più un pregiudizio che altro. E’ necessario sottolineare che se vorranno proseguire in questa direzione dovranno per forza schiarirsi le idee ed evitare certi momenti di confusione controproducenti, magari intraprendendo la strada tracciata con l’EP per il prossimo futuro. Altrimenti finiranno nel dimenticatoio, assieme a quel poco di buono che sono riusciti a fare in questi pochi anni di attività.
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Editors (2009) In This Light and On This Evening

Editors

In This Light and On This Evening

2009 • new wave

70
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo