Julian Plenti • Julian Plenti Is... Skyscraper (2010)

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La versione ufficiale della Matador racconta che Julian Plenti si esibiva dal vivo in quel di Manhattan, tra il 1998 e il 2003, per poi decidere di registrare, tra il 2006 e il 2008, alcune delle sue canzoni in forma di demo. Nel 2009, finalmente (è un modo di dire), esce il vero e proprio disco, Julian Plenti Is Skyscraper. In realtà, sotto personaggio dal look insolito quanto discutibile, solo come un cane ad una festa forse neanche mai iniziata, si nasconde Paul Banks, leader degli Interpol. Il timore di ritrovarsi fra le mani un disco della band di New York senza l’apporto degli altri componenti c’era, ma è stato leggermente fugato già dopo la diffusione di “Fun That We Have”, che se ne distanziava quanto basta pur mantenendo alcuni elementi per forza di cose mutuati dal gruppo di origine. Quello che non si poteva prevedere invece è che l’esplorazione in altri campi e altri generi sarebbe stata leggermente più ampia, tra rock, folk e ballate, il che potrebbe sorprendere anche i più prevenuti. Detta così si potrebbe anche pensare che le cose siano andate discretamente bene, ma i risultati non sono esattamente memorabili, probabilmente neanche per gli stessi fan di Banks, e forse i pezzi meglio riusciti sono proprio quelli più semplici, costruiti attorno ad un giro di chitarra, in ogni caso qualcosa di nuovo. Paul Ha tentato strade diverse e la cosa dovrebbe fargli onore, ma se riportiamo alla mente le recenti e simili intenzioni di – ad esempio – Chris Cornell, abbiamo la prova che non sempre conviene tentare di destreggiarsi in settori in cui non si è un po’ esperti, al contrario di un Thom Yorke che tre anni fa aveva puntato su un cantautorato elettronico che gli calzava a pennello, anche se lontano dai migliori Radiohead. Julian Plenti Is Skyscraper non scade nello scandalo puro come il prodotto dell’ex beniamino grunge, strappa una sufficienza di stima ma mostra degli evidentissimi limiti, compreso il modo di cantare di Banks che resta esattamente identico a quello degli Interpol, mentre avrebbe certamente fatto meglio a cambiare un po’ impostazione. Più facile considerare questo disco come il bisogno di Paul di pubblicare quanto prodotto da solo nel corso degli anni, giocherellando con Logic e facendosi aiutare da amici come Sam Fogarino (alla batteria su “Games for Days”) senza grosse invasioni di campo, e proprio per questo non dovrebbero esserci particolari paure per il successore di Our Love to Admire, sul quale sta lavorando assieme agli altri componenti del suo vero gruppo. O almeno, Skyscraper non dovrebbe essere visto come un indizio sulla probabile qualità (buona o scarsa che sarà) del quarto album degli Interpol, che per loro rappresenta una sorta di prova del fuoco. Anche se qualche cambiamento di direzione, come ha fatto Julian, sarebbe auspicabile, possibilmente con canzoni migliori.

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Julian Plenti (2009) Julian Plenti Is…Skyscraper

Julian Plenti

Julian Plenti Is... Skyscraper

2010 •

59
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo