Blank Dogs • Under and Under (2009)

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Under and Under arriva appena un anno dopo On Two Sides, con il quale Mike Sniper si era fatto conoscere, nel 2008, con il suo progetto Blank Dogs. I riferimenti principali sono il post punk (anzi, meglio: synth punk) e la dark wave (anzi, meglio: cold wave) e, per dirla attraverso paragoni commestibili, una vena rumorosa tipica di Psychocandy dei Jesus & Mary Chain con effetti che ricordano i Death in June ’85-’87. Quindi, nel caso foste lì lì per credere che si tratti di qualcosa di assimilabile al revival new wave, sappiate di essere in errore, è bene precisarlo da subito. La produzione volutamente rovinata, molto molto lo-fi, e i filtri utilizzati sulla voce non fanno altro che accentuare la sensazione di ascoltare un album registrato in qualche cantina nel 1979 o giù di lì, quando invece la base operativa è la Brooklyn di oggi. Con queste premesse, in teoria, dovrebbe porsi il problema di capire quanto questa soluzione possa essere azzeccata, dato che a conti fatti suonavano meglio i dischi di trent’anni fa. Gli album a nome Blank Dogs non sono i primi né gli ultimi a esser stati creati a monte di scelte simili, tant’è che scavando sotto la superficie potremmo venire a conoscenza di tutto un mondo, alternativo tra gli alternativi. Un esempio recente, spostandoci di coordinate, ce lo dà anche 200 Million Thousand dei Black Lips, con la linea temporale che va indietro di almeno altri 10 anni, ai tempi del garage rock. Sono elementi che permettono a certi artisti di distinguersi, oggi, da quelli che vengono definiti fenomeni di moda (e ingiustamente denigrati per questo, perché vogliamo ricordare che la sostanza a volte c’è) ma che rischiano di stancare o risultare addirittura sgradevoli alla maggioranza degli ascoltatori. Il confine che separa il voler proporre qualcosa di diverso da quelli che ormai sono i soliti standard e il voler essere strani a tutti i costi, nel corso degli anni, è sempre rimasto tanto indistinguibile da creare spaccature profonde tra i fruitori di musica indie e alternative in generale. Capita spesso che i lavori di quei gruppi che si divertono a giocare col fuoco su quella sottilissima linea possano finire per essere considerati dei quasi-capolavori o delle inutilità assurde, senza vie di mezzo, dividendo persone che nella maggior parte dei casi condividono gli stessi gusti. Ma forse non è questo il caso di Mike Sniper, che tutto sommato è riuscito a rendere interessante la sua creatura sia per l’intento artistico, sia grazie ai buoni pezzi distribuiti su entrambi gli album ed EP e compilation pubblicate.

Perché sì, la partenza di Under and Under (“No Compass” e “L Machine”) premette abbastanza bene e dovrebbe suscitare la curiosità di chi apprezza l’intorno temporale richiamato, o anche solo per la voglia di capire quanto potrebbe esserci di buono dietro le scelte a loro modo coraggiose di questo progetto (ma lo saranno davvero?). La tracklist è disseminata di picchi decisamente trascinanti e momenti di confusione totale, tra chitarre stortissime ed effetti sulla voce a dir poco eccessivi e inconcludenti. Il riassunto del disco è praticamente questo, i 15 pezzi sembrano addirittura alternarsi in questo modo secondo un pattern prestabilito. 15 canzoni, già, forse troppe, ma la durata complessiva non è eccessiva e quando la mescolanza degli elementi trova la combinazione giusta l’album finalmente rende e scorre senza troppi problemi. Dunque, migliore o peggiore di On Two Sides? Possiamo dire di essere lì, non ci si potevano certo aspettare rivoluzioni in così poco tempo, al massimo una maggiore ispirazione. Stando così le cose, non potremmo neanche dire con certezza assoluta che se un album è valido l’altro non lo è, dato che l’uno è il naturale seguito dell’altro. Ancora più complicato, però, è progredire cercando di mantenersi più indie possibile, e l’impressione lasciata è proprio questa. Probabilmente otterrà dal pubblico underground più attenzioni e pareri positivi rispetto, ad esempio, agli Horrors e ad altri gruppi che scavano nei territori vicini (ma non gli stessi, badate!), data la qualità decisamente meno commerciale e più lo-fi della proposta. Bisogna però tenere conto del fatto che gli obiettivi e l’approccio di Sniper sono davvero qualcosa di diverso, mirano chiaramente a quel tipo di pubblico e quello vogliono soddisfare. La ricerca di questi risultati degenera spesso in eccessi in cui il signor Mike scade facilmente, cosa che non deve necessariamente accadere per la buona realizzazione di un’opera del genere. Tuttavia, quelli che potrebbero essere intesi come estremismi rumoristici che creano solo disturbo sono tali per una scelta precisa, che nel suo mondo non viene necessariamente interpretata come qualcosa di negativo. Per gli altri, il consiglio è quello di ascoltare il disco e andare da soli a caccia dei pezzi venuti meglio, vi assicuro che potrebbe valerne la pena.

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Blank Dogs (2009) Under and Under

Blank Dogs

Under and Under

2009 • lo-fi synth punk

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo