Julianna Barwick • Will (2016)

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Riverberi gotici a nastro, candele accese nella cripta, un infuso caldo di erbe officinali, visioni mistiche di sante alternative, idoli pagani che si illuminano al buio, sintetizzatori che si incantano facile, e qualche nota di piano sparsa qua e là, come condimento a crudo, prima che ripartano altre voci ai gusti di flanger e riverbero. Ovvero la ricetta per ricordare al volgo che il testamento segreto di Don Bérenger Saunière è in possesso di Julianna Barwick, ormai giunta con Will al terzo LP solista, e sempre più a suo agio nelle vesti di Maria Maddalena dell’indie. Yo.

Chi segue la nostra webzine dagli inizi sa quanto siamo facilmente affascinati dalle ambientazioni e dai tag che si possono applicare a musica misteriosa come questa, ma quando è troppo è troppo. Est modus in rebus. La saturazione delle tracce vocali che crea l’effetto “coro della chiesa” è sì tecnicamente riuscita, ma presto, ben prima della metà dei suoi quaranta interminabili minuti, l’effetto che rende è quello di sentirsi intrappolati in una cloaca dal principio angelica e poi infernale, o di partecipare alla messa di neo-neocatecumeni disposti a sacrificarsi sull’altare per recuperare il tempo di culto perduto. Non ce l’abbiamo fatta ad ascoltarlo tutto, in un’unica soluzione. Per questo vi suggeriamo di consigliare questo disco a chi vi parla di musica estrema e pesante, perché riuscire a resistere per tutta la sua durata e non impazzire è impresa pericolosa. I Sunn o))) sono meno zuccherini a confronto.

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Julianna Barwick (2016) Will

Julianna Barwick

Will

2016 • gothic choir

50
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo