Cullen Omori • New Misery (2016)

articolo di

Ci sono momenti nella vita in cui bisogna aver la forza di dirle, certe cose. In un 2016 così, non ci può essere vergogna nel consigliare l’esordio solista di uno dei fratelli leader dell’homemade ensemble che portava il nome Smith Westerns. L’adolescenza musicale è passata, anche quella voglia di essere attuali con un garage-glam che strizzava l’occhio alla tradizione di ciò che andava per la maggiore tra gli universitari. Che poi, non è questione di maturità. New Misery è piuttosto un tributo, una proiezione non ancora adulta ma convincente di come andare a caccia della melodia definitiva ancorandosi alle costruzioni pop più tradizionali. Ma c’è anche tanta interiorità dentro la fiducia riposta dalla Sub Pop su Cullen Omori. C’è un percorso. Perché non è mai facile restare da soli, affrontare il muro senza quadri davanti a te e cercare sollievo nel proprio talento. Nulla di cristallino, per carità. Ci sono passati in tanti. Ma sono questi i casi dove premiare l’umiltà e le scelte di buon gusto che guardano con un occhio alle alchimie di fine anni sessanta e alle sonorità più smaccatamente ottanta. Il lavoro è uniforme. E non annoia. E ci prepara forse a qualcosa di più grande. Due esempi? Il lato sfrontato di “Cinnamon” e quello più oscuro e malizioso, subito dopo, di “Poison Dart”. Con la buona notizia che l’album migliora con l’andare dei pezzi. Ruffiano sì, dunque, ma fino a un certo punto.

Social
Info
Cullen Omori (2016) New Misery

Cullen Omori

New Misery

2016 • substream pop

76
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo