Mass Gothic • Mass Gothic (2016)

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“I was creatively frustrated”. È questa la fotografia della genesi di questo esordio per Sub Pop, con il nome Mass Gothic che si sovrappone a quello di Noel Heroux ora di istanza a New York ma già in prima linea nel Massachussets con gli Hooray for Hearth. Due anni chiuso in casa con un quattro piste e la creatività di cui sopra che si incunea anche nei momenti in cui l’unica cosa che riesci a fare e strisciare a terra fino a raggiungere la tazza del cesso. L’appiglio diventa Jessica, collaboratrice e attuale compagna nella vita, colei che permette di mettere fuori la pletora di registrazioni, divenute chicche pop-oriented attualissime prendendo a piene mani dai ’60 vocali e dagli ’80 strumentali, rese per niente artigianali dal lavoro in consolle (postumo) di Chris Coady (Beach House, TV on the Radio) e Greg Calbi (Father John Misty, Tame Impala). Ne esce qualcosa di pretenzioso, e la Sub Pop ci mette la faccia. Si apre con “Mind is Probably” che zuccherosa proietta dentro il mondo Mass Gothic che è dentro le due facce inquiete e catartiche di “Want To, Bad” e “Nice Night”, il primo centrato singolo che però ingannava con quelle chitarre esplosive nel finale. “Territory” è l’intimismo di chi è in botta. “Subway Phone” il degno saluto. Ed è un arrivederci. Per capire il prima possibile se si tratta davvero di un talento assoluto o di un momento, non poi così buio e torbido, della vita di un artista qualunque.

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Mass Gothic (2016) Mass Gothic

Mass Gothic

Mass Gothic

2016 • splatter pop

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo