Julia Holter • Have You in My Wilderness (2015)

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Julia Holter, per chi ancora non la conoscesse, è una cantautrice californiana di grandissimo talento, la cui popolarità è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, grazie a una serie di pregevoli album art pop o se preferite baroque pop. L’occasione del nuovo Have You in My Wilderness è quella giusta per avvicinarsi alla sua storia. Partendo di volta in volta da paesaggi o volti più o meno conosciuti, Julia dirama una serie di profili personali apparentemente scollegati tra loro, coronati da suggestive digressioni musicali e resi possibili da una disarmante maturità artistica. Si spazia da uno stato d’animo all’altro con incredibile disinvoltura, creando scompiglio nell’ascoltatore, continuamente in balia di considerevoli sbalzi d’umore. Impossibile rimanere indifferenti davanti alle sorprendenti aperture melodiche o i grandissimi arrangiamenti orchestrali, capaci di volta in volta di rimettere in ordine gli innumerevoli rimandi lasciati inizialmente in sospeso. Elemento distintivo e trascinatore finale: una voce semplicemente peculiare e versatile come se ne sentono veramente poche in giro. Non fosse per una quasi eccessiva sofisticatezza saremmo al cospetto di uno dei dischi del decennio. Peccato per quel pizzico di immediatezza in più che non sarebbe guastata, ma forse è meglio così. Teniamocela bene stretta.

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Julia Holter (2015) Have You in My Wilderness

Julia Holter

Have You in My Wilderness

2015 • art pop

83
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo