Beach House • Depression Cherry (2015)

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Beach House (2015) Depression Cherry

Se maturità significa anche consapevolezza dei propri mezzi (e dei propri limiti) possiamo dirlo senza indugiare ulteriormente: Depression Cherry è il disco della maturità dei Beach House. La magia di Teen Dream è qualcosa di unico e assolutamente irripetibile per loro, figuriamoci per gli altri. E allora bisogna guardare avanti.

Nel 2012 Bloom conferiva al suono dei Beach House una maggiore fruibilità, con una carrellata di singoli, meno affascinanti di quelli del suo predecessore, eppure incantevoli per tessiture sonore e melodie vocali. Oggi, Depression Cherry compie il percorso contrario e allora in questo caso la bilancia tende più verso la componente dream e meno verso quella pop. Nove brani che hanno bisogno di più di qualche ascolto distratto per essere compresi e che potrebbero far storcere il naso a chi i Beach House li ha conosciuti con Bloom e magari a Bloom si è fermato. Chi c’era nel 2010, invece, avrà la pazienza di aspettare e di approfondire questo disco e si troverà dinanzi al miglior dream pop possibile nel 2015. Perché oggi – e forse è addirittura superfluo ribadirlo – non c’è dream pop senza i Beach House.

Il raffronto con l’album precedente ci aiuta a descrivere e a mettere meglio a fuoco l’essenza di Depression Cherry. La presenza della batteria che aveva caratterizzato Bloom qui resta un semplice accessorio dello sfondo. Lo stesso si può dire della componente melodica e in particolare del cantato. Le parti vocali sono ancora incantevoli e trasognate, ma leggermente più anguste, più indietro nel mix generale e forse anche meno facili da memorizzare. Fanno eccezione a questa regola “Space Song” e “Windflower”. Anche il suono delle chitarre e delle tastiere quasi si impasta in un’unica coltre sonora. La forma canzone viene comunque preservata, ma passa in secondo piano in quanto l’obiettivo principale è quello di evocare una poetica fatta di stati d’animo, di immagini notturne di amore e solitudine: “Tender is the night for a broken heart / who will dry your eyes when it falls apart?”, canta Victoria Legrand in “Space Song”.

La metamorfosi dei Beach House non è radicale, ma è qualcosa che si muove con un movimento graduale, a dettare – con solenne autorevolezza – i paradigmi del dream pop contemporaneo. Gli altri resteranno a guardare, o al massimo potranno rincorrere un distacco che resterà a lungo incolmabile.

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Beach House (2015) Depression Cherry

Beach House

Depression Cherry

2015 • dream pop

85
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo