Tame Impala • Currents (2015)

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Tame Impala (2015) Currents

Pare che Kevin Parker abbia trovato l’ispirazione per comporre il nuovo album in seguito all’ascolto di “Staying Alive” dei Bee Gees sotto l’effetto di funghi allucinogeni. Noi Europei possiamo capire solo in parte l’importanza che il trio simbolo della disco era ha rivestito in Australia, dove ha sempre raccolto consensi e affetto molto prima di sfondare nell’altro emisfero. L’impatto emotivo determinato da questo ascolto avvenuto per caso è stato abbastanza potente da far cambiare nettamente la rotta alla sua creatura Tame Impala, passando da una psichedelia che abbracciava i Cream come i Beatles di Sgt. Pepper’s e Magical Mistery Tour fino ad arrivare ai maestri Flaming Lips a un pop a tinte fortemente seventies, con le tastiere e il basso in primissimo piano e le chitarre che spariscono quasi del tutto. Già dalla copertina, che reca l’immagine di una sfera immersa in un flusso turbolento, è evidente la simbologia del cambiamento, richiamata continuamente nei testi e presente anche nei titoli delle tracce “Yes, I’m Changing”, “Reality in Motion” e soprattutto dalla lunga opening “Let It Happen”:

“It’s always around me, all this noise
But not really as loud as the voice saying
Let it happen, let it happen (it’s gonna feel so good)”

I quasi otto minuti della prima traccia fanno da proemio sonoro e da dichiarazione di intenti: Parker instaura un vero e proprio dialogo con l’ascoltatore, e si rivolge in particolare ai i fan di vecchia data, quelli che magari si aspettavano un seguito di Lonerism e che inevitabilmente all’inizio rimarranno spiazzati da questa nuova versione dei Tame Impala. L’atteggiamento è quello di qualcuno che si trova a constatare la fine di un amore, e che conseguentemente decide di trarne tutte le conseguenze a costo di ferire il partner. La scelta dell’onestà e della sincerità è sempre quella migliore, ed è grazie a questo che oggi non ci ritroviamo a commentare un contentino per i fan, e parliamoci chiaro: Parker avrebbe potuto scrivere senza versare una goccia di sudore un altro Lonerism e con ogni probabilità sarebbe stato nelle primissime posizioni in questa annata finora abbastanza magra per il rock. Ma a quanto pare non aveva la minima intenzione di essere ricordato solo per “Elephant” o “Feels Like We Only Go Backwards”, e ha preso la decisione coraggiosa a costo di deludere una fetta del suo pubblico, e solo per questo meriterebbe tutta la nostra approvazione.

Il perfezionismo e la precisione maniacale di questo artista sono fatti ormai noti, e hanno fatto sì che il suono di questo album sia praticamente privo di difetti. Nelle prima metà troviamo innegabilmente quanto di più personale egli abbia mai scritto. La danzereccia “The Moment” non può non far venire in mente i Daft Punk:

“I fell in love with the sound of my heels on the wooden floor
I don’t want our footsteps to be silent anymore”

Subito dopo arriva “Yes I’m Changing”, messa lì apposta per diradare la diffidenza di coloro che siano ancora in denial:

“Yes I’m changing, can’t stop it now
And even if I wanted I wouldn’t know how
Another version of myself I think I found, at last”

Con il basso di “The Less I Know the Better”, vera hit dell’album e autorevole candidata a canzone dell’anno, ci rendiamo conto che le potenzialità di questa nuova veste sonora dei Tame Impala sono innumerevoli, e che negli anni a venire sarà lecito avere grandi aspettative. È forse qui che Parker rende al massimo sfruttando proficuamente gli insegnamenti dei Bee Gees, e comincia a mettere in fila un pezzone dopo l’altro. Tra il flashback di “Past Life” e il panta rei di “Reality in Motion” ce n’è davvero per tutti i gusti.
Con il susseguirsi degli ascolti i dubbi residui scompaiono, ed emerge tutta la solidità di un lavoro che già vediamo agevolmente in primissima fila nelle classifiche di fine anno. Il rischio è che alcuni si approccino a Currents con certe aspettative, e questo è il più grande errore che si può fare. I vecchi Tame Impala non esistono più, e difficilmente li ritroveremo in futuro. Se invece avrete la capacità di liberarvi da ogni pregiudizio non mancherete di apprezzare Currents, e vi renderete conto di avere tra le mani un album sincero, profondo e melodicamente spettacolare.

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Tame Impala (2015) Currents

Tame Impala

Currents

2015 • psych disco

87
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo