Son Lux • Bones (2015)

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Pilastri di luce hanno sostituito le piccole lanterne: le vibrazioni più positive di Lanterns hanno assunto natura corporea in Bones. Ossa e sangue legano alla realtà il nuovo album dei Son Lux (ora un trio), spingendosi oltre la pace dei sensi dei migliori momenti del suo meraviglioso predecessore. Inspirare, realizzare il cambiamento, espirare; sintonizzarsi sulla frequenza di un mantra, “this moment changes everything”, il famoso “qui ed ora”. Ryan Lott ha lasciato che la sua creatura evolvesse nella maniera più naturale possibile, lasciando ben poco spazio al fattore sorpresa ma garantendosi, di nuovo, una manciata di pezzi di valore che non possono che sottolinearne il talento. Per quanto riguarda la versatilità invece, beh, quella l’avevamo già testata grazie al progetto Sisyphus, col buon Sufjan Stevens e Serengeti. “Change Is Everything” funge da anteprima, simbolo e manifesto di Bones, ma spiccano anche la vitalità di “Flight” e le riflessioni di “You Don’t Know Me” e “I Am the Others”. Come nel disco precedente, le carte migliori vengono giocate immediatamente. Ma, allo stesso modo, anche Bones ad un certo punto sembra perdersi, probabilmente un difetto del processo di composizione di Ryan, che lascia alla fine la stesura delle melodie e si focalizza prima su tutto il contorno. Qui si cerca di attirare l’attenzione sfruttando l’elettronica in maniera più spinta ma anche più impacciata (“This Time”, “White Lies”), e lì dove manca la sostanza non si riesce a compensare come si faceva nello stesso Lanterns, con quelle impressioni da notte incantata. Quel “we’re magical, we’ll wake the dead from sleep” non esiste più, ora c’è qualcosa di tangibile e quindi in un certo senso deludente. Ciò che puoi intuire senza poter afferrare è sempre più affascinante della realtà, della fisicità, delle cicatrici, del sangue. E delle ossa, che in fondo non sono altro che un residuo. “You just could not last forever, could you?”

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Son Lux (2015) Bones

Son Lux

Bones

2015 • pop'n'bones

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo