Mew • +- (2015)

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Intricati, melodici, spesso zuccherosi ma interessanti dal primo all’ultimo secondo dei loro album: i Mew erano tra le promesse del rock anni 2000 ma anche a fronte di diversi assist da parte di colleghi ben più noti come Trent Reznor, hanno mantenuto una indipendenza artistica e d’immagine che ha permesso loro di non bruciare le tappe, raccogliendo risultati via via sempre maggiori culminati con lo slot da headliner al Roskilde Festival di tre anni fa.

Nonostante il lungo intervallo passato dall’ultimo No More Stories.. , basta l’attacco di “Satellites” per resettare l’attesa e portarci subito in terreni familiari: anche a questo giro il mix di chitarre post-hardcore, melodie pop e tastiere seminate più o meno ovunque sarà in grado di tenere incollati per parecchi ascolti, anche solo per fare mente locale su cosa succede all’interno di canzoni al solito piene zeppe di idee e cambi: l’abilità agli strumenti e la creatività dei danesi sono sempre impressionanti e non certo immediate da seguire, finendo spesso col perdersi tra arrangiamenti imponenti e una voce che se non si fa indolente va forse a mancare di varietà, diventando troppo dipendente da una musica a volte equilibrata (“Witness”) a volte alla deriva nonostante spunti notevoli (i 10 minuti di “Rows”).
I pregi e i difetti sono quindi gli stessi dell’intera discografia targata Mew: varietà, trionfi melodici ed eccessi dall’inizio alla fine. Un gruppo tra i più coraggiosi e degni di attenzione se si vogliono abbandonare per qualche minuto strutture rassicuranti, aggiunte minimali e personaggi che con tre accordi riescono a costruire almeno mezzo disco. Qui siamo all’esatto opposto, si può analizzare e memorizzare ogni singolo passaggio o farsi trasportare dalla corrente senza pensarci troppo: +- risulterà un ascolto meritevole in ogni caso, certo complesso ma espressione di una sensibilità e un crossover che riesce a rimanere unico e di qualità anche a distanza di anni. Bentornati.

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Mew (2015) +-

Mew

+-

2015 • modern dream pop

79
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo