Colleen • Captain of None (2015)

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Colleen (2015) Captain of None

Che bello questo disco di Colleen (al secolo Cécile Schott) che avanza sommerso e distante, essenziale e latente, il più ambizioso (è il quinto) e insieme il più uptempo – per i suoi standard, si intende: un contrasto cosciente tra un livello musicale di quel poco più pop (parola che lei giustamente ripudia) e una voce presente e protagonista ma sempre più inafferrabile e spirituale; è un flusso di mantra ripetuti e riverberati, il delay viene giù a fiotti e così i versi si ripetono, ossessivamente, sia di voce che di rimbalzo, dimostrando per l’appunto che l’anima – le parole, quello che di umano in questo disco c’è – non è capitano di niente. Sono gli strumenti e i suoni a dominare, in una forma pseudo-ambient rivisitata (parole sue) ispirandosi fortemente alla musica jamaicana degli anni 70.

Ora: in realtà, per quanto piacevole, non è un album che rischia troppo. Non è certo una rivoluzione, è ambizioso nel senso che Colleen non aveva mai registrato un disco con delle linee di basso (eh già) ne con un ammontare concreto di percussioni. Anche gli archi (strumento prediletto e ricorrente, specie la viola de gamba) sono suonati in maniera più ritmica – ma anche estremamente caricati di effetti. Il risultato è un disco assolutamente acustico, ma che suona dub, etereo ma non (più) slowcore: sconfina in territori oltremondani restando sommesso e contenuto, ed è quindi anche fruibile, ed estremamente raffinato.

Insomma c’è l’alchimia giusta. Forse qui più che in ogni altro lavoro di Cécile. (sembra quasi che lasciar andare il timore e navigare a vuoto ti porti più lontano di quanto potevi aspettarti…)

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Colleen (2015) Captain of None

Colleen

Captain of None

2015 • acoustic dub

81
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo