Panda Bear • Meets the Grim Reaper (2015)

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Panda Bear (2015) Meets the Grim Reaper

Il nuovo album di Panda Bear ci è arrivato in grave ritardo. Per colpa della Domino, per colpa delle Poste Italiane, per colpa di chi, adesso davvero non importa. Perché ormai siamo arrivati.

“Abbiamo una grande storia alle spalle, ma voi non vi siete persi niente”. Già, perché conta il presente, conta arrivare. E in tempi in cui la musica, anche quella buona sul serio, si consuma, giudica e cestina in meno tempo di quel che ci vuole per tanarla in Rete, il Nostro Panda rappresenta un’ancora per tutti noi irriducibili che vogliamo ancora provare a trovare in un disco pop qualcosa di più del ritornello usa e getta, del mero intrattenimento a spezzettoni, ma una chiave per accompagnare gli umori nelle giornate, i progetti di vita, anche quelli minori. Questo può essere Noah Lennox dal momento che lo incontri, un grillo parlante all’anima di chi predisposto è riuscito ad andare più a fondo. Person Pitch è stato una disciplina, anzi, una tecnologia per l’anima, il Rock Bottom dei nostri anni, il trattato minimalista per il new normal più che il vezzo hipster da condividere sui social, perché altrimenti se gli altri non sanno che lo sai, non conta saperlo. Speak to the soul, and others souls will speak to you.

La prima metà del primo ascolto, dopo il primo approccio alla confezione – l’astuccio è del tutto simile a quello molto antipatico di Tomboy, e accompagnato da un’incomprensibile mini-poster di cartone che riporta i testi nel retro – almeno per noi che avevamo aspettative ben precise e che ormai, un po’ per l’infatuazione mai nascosta per il catalogo degli Animal Collective, un po’ perché Person Pitch lo abbiamo sparato alto nella TOP 10 dello scorso decennio, è stato deludente.

Ecco che Sonic Boom ha rovinato tutto. Ecco che il suono da improbabile surf folk psichedelico si è fatto sempre più metallico, spaziale, costipato. Ecco che mancano le melodie. Guarda che non si può dare il Recommended neanche a lui! Ma a quale santo dobbiamo raccomandarci per avere qualcosa di più, quel qualcosa, da un disco di musica pop?

Sì, hai quella bella sensazione di continuum fra traccia e traccia che ormai è sempre più rara, anche nel mondo indie, ma ti senti dentro a un Tomboy disfunzionale, in cui sono rimasti i difetti – in realtà non così gravi, ma comunque evidenti di quell’albo – e sono sparite le canzoni. Cerchi di difenderlo riflettendo sul fatto che nessuno, davvero nessuno suona così. È come quando impatti con un pezzo dei Dirty Projectors: prendere o lasciare, ma sai subito che sono loro. Lo stesso vale quasi sempre per gli Animal Collective, anche se ormai in molti, Avey Tare compreso, sono finiti per imitarli. La joint venture con l’ex Spacemen 3 porta a un risultato concreto e diverso dallo standard, ma quella percezione di atemporalità del primo Panda Bear (Young Prayer incluso) è ormai un vago ricordo. No, i suoni scelti, la soluzione di questa collaborazione non ci convince fino in fondo (nonostante il voto finale). Anche il fatto di lasciare a Peter Kember il compito di descrivere con parole incomprensibili le tracce e il progetto tutto, come se ne fosse il mastermind… no, non ci sta caro Noah. Non ne hai bisogno. Come to your senses!

Poi però si innalza la sua voce, quella da profeta new normal che dicevamo, e cominci a riconoscere le canzoni, che invece ci sono eccome, e sono profonde, domestiche e commoventi come dovevano essere. Invece, dunque, è un altro grande disco, di quelli che ogni volta che ci torni scopri un altro dettaglio e di cui devi essere geloso di aver scoperto una nuova chiave di lettura che ti calza addosso perfettamente. La seconda metà, più rilassata, è un understatement che diventa proclamo di intimo narcisismo, quello di rendere il privato pubblico, e di farlo rendendosi conto di stare facendolo. Was It Worthwhile? This is the last time.

Se nel frattempo Noah ha perfino incontrato la morte lugubre (the Grim Reaper), allora questa non deve davvero far più paura.

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Panda Bear (2015) Meets the Grim Reaper

Panda Bear

Meets the Grim Reaper

2015 • domestic psych

84
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo