Viet Cong • Cassette (2014)

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Canada on the road: le parabole artistiche di miriadi di band dell’immensa nazione che fa da cappello, e anche da sfidante, degli USA non si contano più. Il punto è che queste band che vengono dal freddo osano. Osano eccome. Se la vivono. Ci provano. Ci credono. Diciamo che in qualche modo hanno molto meno gesso addosso rispetto a ciò che resta della tradizione nordamericana. In questo caso c’è da spendere qualche riga per la creatura Viet Cong, quasi un neonato che però viene da una generazione inattaccabile (per due quarti Women, che fecero brillare gli occhi alla Jagjaguwar quando incidevano per la minuscola Flemish Eye e il rimanente ex turnisti di estrazione ancora diversa): se il nome di Chad Vangaalen vi dice qualcosa, bene. Altrimenti sappiate che comunque sia questo è soltanto un nuovo inizio. Cassette è l’EP che equivale ad un album d’esordio, se non fosse che è la trasposizione con un minimo di campagna promozionale di quella cassetta che veniva venduta privatamente dalla band al momento del primo tour (finanziato da un accanito fan degli Women) negli stati del Sud. Viaggiarono a bordo di un Nissan Echo, fecero qualcosa come 12.000 chilometri e testarono così la formula che dal 20 gennaio prossimo ci metterà al cospetto del primo vero LP della band che uscirà appunto grazie a Jagjaguwar (i primi amori non si scordano mai). Questa raccolta invece ha avuto la spinta dell’etichetta Mexican Summer che se ne è accaparrata i diritti. Difficile però capire quale sia l’obiettivo a breve termine: artisticamente non è un pezzo da museo, a meno che la rivalutazione non avvenga a posteriori. Vorrà dire che l’imminente Continental Shelf, del quale trovate comodamente già la traccia omonima, avrà riscontrato un successo inatteso. Perché ci sarebbe da restarne stupiti? Perché qui dentro c’è un magma fatto di suoni approssimativi che salta da Psychedelic Furs a Television, passando per Suicide e inglesità anche in parte inattese (ascoltare Unconscious Melody è comunque buona cosa). Più una cover dei Bauhaus (“Dark Entries”) e una litania che convince solo a tratti come “Static Wall”. Non è per fare i duri e puri, ma l’appuntamento con il possibile shock di tendenza è rinviato ancora di un mese, quando su suoni e scrittura ci metteranno mano puntando a qualcosa di importante. Per non perdersi un’altra volta. Perché le idee ci sono. Forse vanno soltanto indirizzati, ma non si tratta di giovincelli.. E il post punk non è più quello del 1986.

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Viet Cong (2014) Cassette

Viet Cong

Cassette

2014 • post punk

64
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo