S.C.U.M • Again into Eyes (2011)

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Nuovi Horrors crescono. Che la band di Faris Badwan sia riuscita a marcare a fuoco questi ultimi anni rappresenta un dato di fatto del quale ormai si stanno facendo una ragione anche i pochi scettici della prima ora. Merito di idee, continua voglia di mettersi in gioco (l’evoluzione compiuta nel breve giro di appena tre album appare semplicemente stupefacente) e, soprattutto, di uno stile che, per quanto debitore nei confronti dei mostri sacri degli anni ’80 e ’90, possiede evidenti elementi di originalità. Come spesso accade in questi casi, alcuni emuli più o meno di talento stanno adesso iniziando ad affacciarsi alla ribalta, contribuendo ad alimentare quella che in breve tempo potrebbe assumere il rango di vera e propria nuova scena. I giovanissimi S.C.U.M, acronimo di “Society for Cutting Up Men”, dal titolo del manifesto dell’attivista femminista Valerie Solanas, nota ai più per aver cercato di assassinare Andy Warhol, sono senza dubbio tra le realtà più interessanti del lotto. A scanso di equivoci, questa formazione, guidata dal carismatico cantante Thomas Cohen e che vede militare tra le proprie fila anche il bassista Huw Webb, fratello di quel Rhys Webb tastierista degli Horrors, è ben più di un semplice gruppo fotocopia ed in quello che fa ci mette davvero molto impegno. Pubblicato lo scorso 4 Ottobre per l’etichetta Mute, Again into Eyes, disco prodotto da Ken e Jolyon Thomas (in passato già al lavoro con artisti del calibro di Public Image Ltd, David Bowie e Sigur Rós), rappresenta l’esordio assoluto del quintetto sulla lunga distanza e merita di essere ricompreso tra le uscite in ambito rock più interessanti del 2011. Lungo le dieci tracce che compongono questo lavoro, infatti, gli S.C.U.M si dimostrano in grado di muoversi con assoluta naturalezza attraverso quei territori tanto amati dai loro illustri concittadini, tra decadenti pop song alla Placebo (“Faith Unfolds”), brani dagli echi shoegaze in cui i synth giocano un ruolo forse ancor più importante delle chitarre nel ricreare un muro di suono tanto straniante quanto suggestivo (“Days Untrue”, “Amber Hands”, “Summon The Sound”), malinconiche ballate pianistiche in stile Suede (“Paris”), psichedelia soffusa (“Cast Into Seasons”, “Sentinal Bloom”), parentesi decisamente più orecchiabili e quasi da ballare (l’azzeccato singolo “Whitechapel”). Il tutto, ovviamente, sempre con estremo gusto e una buona qualità di scrittura complessiva. Non è quindi un caso che gli S.C.U.M siano stati chiamati ad aprire l’imminente tour europeo di Faris Badwan e soci, che a breve toccherà nuovamente anche l’Italia in tre attesissime date. In conclusione, la musica di questi ragazzi, al pari di quella degli Horrors, è la musica che più di ogni altra sta caratterizzando questa stagione, sarebbe un autentico peccato non accorgersene in tempo utile per poterne godere in presa diretta.
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S.C.U.M (2011) Again into Eyes

S.C.U.M

Again into Eyes

2011 • psychedelic wave

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo