Thom Yorke • Tomorrow’s Modern Boxes (2014)

articolo di
Thom Yorke (2014) Tomorrow’s Modern Boxes

Le sorprese ci piacciono sempre. Sia quando sono roboanti e accompagnate da pericolose strategie di marketing come nel caso di Songs of Innocence degli U2, sia quando sono dettate dal sano minimalismo di sfondo luddista di questo nuovo disco di Thom Yorke, uno che ormai potrebbe scrivere un saggio di economia moderna intitolato “Distribuire musica ai tempi di Internet” (e vendere centinaia di migliaia di copie anche in quel caso).

Se è vero come è vero che il pop di oggi si consuma molto più in fretta rispetto ad ancora dieci anni or sono, allora è gelidamente intelligente da parte del leader dei Radiohead questo voler raggiungere le case (anzi, i computer) del suo pubblico da solo, di propria iniziativa, facendosi soltanto proteggere l’opera da un legale e riuscendo a sbucare fuori dal nulla anche stavolta. Una mossa che di sicuro piacerà ai pitchforkiani – che hanno da sempre un debole esagerato per quanto combina Tommasino – meno a chi rimpiange l’esperienza d’acquisto tradizionale, al Record Store ormai sempre più pieno di polvere (se non è già chiuso), feudo di chi ha provato a campare con la musica che amava. E non ci riferiamo al settore dedicato dentro il negozio-catena al centro commerciale, ovviamente. Anzi, siamo sicuri che questo modo di veicolare la musica attraverso Internet sia il modello giusto e più etico? Se lo può permettere la star di turno poi, certo non la band emergente che non incasserebbe i fondi sufficienti per tirare avanti, esattamente come il negoziante ormai prossimo al suicidio che invece avrebbe gradito poter vendere almeno qualche copia del nuovo album della voce dei Radiohead.

Lo stato d’animo del povero shop manager per il quale Yorke non sembra avere la minima pietà però non ha nulla a che fare con il valore delle otto canzoni di questo secondo vero albo solista, se non si conta la parentesi speriamo già chiusa con gli Atoms for Peace. Si chiama Tomorrow’s Modern Boxes e nonostante la sorpresa, non è alcuna sorpresa. Infatti, troviamo l’artista esattamente dove potevamo immaginare che fosse, ovvero tra i beat melanconici di The Eraser e le interpretazioni da special guest con Burial e Four Tet. La chitarra non c’è, speriamo l’abbia lasciata nello studio di registrazione dei Radiohead a questo punto, perché altrimenti la confusione fra i due progetti diventa davvero inaccettabile, dopo un LP tutto sommato deludente quale è stato The King of Limbs, in cui ripensandoci si stenta a riconoscere non sono la band che non disdegnava anche distorsioni pesanti degli anni Novanta, ma anche quella più enigmatica e fuori dal mondo del duo Kid A / Amnesiac. Un passo falso a cui non ne deve succedere un altro.

Per una volta, quando si parla di grandi nomi del rock che sfruttano le possibilità dell’elettronica, la bilancia pende dalla parte di quest’ultima, nel senso che le canzoni sembrano al servizio dell’idea sonora generale – e quindi di questo mood quasi sempre asettico e dissociato – e non viceversa, con le melodie appena abbellite da qualche gingillo digitale. La risultante è dunque un disco omogeneo, in apparenza solo sonnacchioso, in realtà definitivamente alieno rispetto a quanto succede(va) sul pianeta terra. I brani rimandano a relazioni e sentimenti umani, ma sono raccontati da una postazione sperduta nello spazio, da cui filtrano lontani e anche un po’ ridotti. Non esistono melodie marziane che ti fanno cantare, quindi non c’è neanche un singolo che si possa memorizzare a primo ascolto o che magari possa funzionare in radio qui da noi. Tuttavia la bontà media del materiale è di nuovo alta, e senza bisogno di citare canzone per canzone, l’impressione è quella che il nostro vecchio amico abbia recuperato ciò che aveva smarrito inseguendo l’idea dubstep e formando un improbabile supergruppo.

Forse, addirittura, Thom Yorke è ormai più a suo agio in questa modalità dello spirito oltre che dell’artista, con buona pace dei Radiohead. Di certo, ormai non è più una sorpresa.

Social
Info
Thom Yorke (2014) Tomorrow’s Modern Boxes

Thom Yorke

Tomorrow’s Modern Boxes

2014 • minimal ambient pop

79
/100

Archivio:

Links
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo