The Knife • Shaken-Up Versions (2014)

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The Knife (2014) Shaken-Up Versions

Non hanno un destinatario preciso gli 8 remix che compongono questo EP-appendice al tour di Shaking the Habitual. Non a chi vorrebbe ballare, non a chi è stato ai concerti e vuole tenere vivo il ricordo di quell’esperienza, né per chi si avvicinato al duo svedese affascinato dalle atmosfere misteriose dei video e delle coreografie, insomma, di tutto l’immaginario tetro che ormai porta con sé il marchio The Knife. Questa musica è anzi un’ulteriore digressione sull’inafferrabilità di Karin e Olof Dreijer, e non aggiunge nulla, proprio nulla a una poetica che negli anni si è fatta via via sempre più radicale, violenta, in qualche modo spettrale. Otto tracce per insistere nel tentativo di capire cosa è andato storto, niente di più.

Semmai il discorso di approfondimento deve riguardare il come siamo arrivati a questo punto, ovvero alla mattonata techno-dark-luddista del doppio Shaking the Habitual, partendo dai ragazzini che in skateboard venivano giù felici dalla discesona asfaltata, al clamore indie del super classico Silent Shout, senza dimenticare i vichinghi che si scannano a vicenda sin dal prologo della nota Serie TV americana. Cosa è successo in quella casa?

Già perché se in principio la popolarità dei Knife può essere venuta fuori dal successo di un paio di video, tra cui quello di “What Else Is There” dei Röyksopp che per altro ha messo fuori strada molti circa le reali sembianze di Karin, oggi le ragioni di chi segue la band scandinava vanno rintracciate altrove, ovvero nell’essenza oscura e involuta che sia il disco dell’anno scorso che il progetto Fever Ray hanno espresso. Chi si era avvicinato pensando si trattasse di un tradizionale progetto synth pop con voce femminile e chi fantasticava di una nuova Björk ormai si è defilato: chi sta seguendo la vicenda è tutt’altro tipo di personaggio e ascoltatore. In prima fila ci sono sia il post-metallaro che si sta iniziando ai piaceri dell’elettronica, sia il fan dei Radiohead deluso dal calo di ispirazione di Yorke e soci, che invece trova profondità e contenuti tutto sommato spesso simili a quelli di Ok Computer.

Ecco che questi strambi remix non fanno altro che da contorno a chi ha già deciso che i motivi per cui appassionarsi alla storia, e resta affascinato dall’immaginario che riesce ad evocare la voce di Karin e i beat di Olof. Come è andata in questo modo, perché dalla potenziale macchina da singoli da karaoke i due fratelli sono finiti a produrre musica tanto pesante… è il grande mistero che risiede in quella casa, nel passato della loro forest family. Non pretendiamo di sfogliare l’album di fotografie, ma arriviamo a capire chi vuole conoscere la verità. Aspettiamo il vero nuovo capitolo, possibilmente prima di altri cinque anni.

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The Knife (2014) Shaken-Up Versions

The Knife

Shaken-Up Versions

2014 • techno dark pop

71
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo