Damon Albarn • Everyday Robots (2014)

Damon Albarn (2014) Everyday Robots

Everyday Robots è esattamente quello che ci si aspettava dalle anteprime fatte trapelare: un album rilassato, malinconico, di un quasi cinquantenne eufemisticamente non troppo contento degli sviluppi della società contemporanea. “We are everyday robots on our phones, in the process of getting home/Looking like standing stones out there on our own”: dagli intenti satirici dei Blur Damon Albarn è approdato a una rassegnata consapevolezza sull’isolamento a cui ci consegna l’utilizzo sfrenato della tecnologia, la necessità forzata di essere sempre connessi con il mondo. Non un disco isolazionista ma piuttosto solitario, un’operazione che ha senso nella carriera dell’ex leader dei Blur, forse in misura maggiore rispetto a tutte le altre. La musica contenuta nei tre quarti d’ora scarsi di Everyday Robots raccoglie in pieno da questo humus: intimiste ballate cantautorali su basi elettroniche (niente male il lavoro sui ritmi), una voce che non è più certo quella di una volta ma capace di grande espressività a scapito dell’estensione e della pulizia, per dei brani che sembrano essere l’evoluzione del progetto The Good, The Bad and The Queen. Influenze africane (“Mr. Tembo è praticamente un pezzo dei Gorillaz), gospel, unite allo spleen albarniano a cui ci siamo tanto affezionati dagli anni ’90, sono ben miscelate lungo i dieci brani (più due brevi intermezzi). È un lavoro che si presta a un ascolto serale di sottofondo piuttosto che a uno più attento, fatto che palesa un po’ la sua monodimensionalità; gli anni che passano si fanno sentire in questa malinconia scazzata che si trascina per tutta la durata e un minutaggio più elevato avrebbe sicuramente stancato gli ascoltatori. Restano alcune buone melodie, da “The Selfish Giant” al singolo “Lonely Press Play” e quella bella sensazione che Damon ha scelto di confidarci i suoi timori più intimi. Il vantaggio di poter ascoltare un eccellente artista, probabilmente il più lucido della generazione storica del brit pop, o perlomeno di certo quello di più ampie vedute, che si rivela in tutta la sua espressività.

Chi l’avrebbe detto che il brillante brit boy dei video dei Blur sarebbe divenuto così melanconico e solitario? Fa male ritrovarlo in questa condizione e ripensare alla gelatina nei capelli, alle colorate polo della Fred Perry, alla verve dispettosa di “Charmless Man” o all’elegante debutto in società di “To the End”, o anche agli “ooh-hoo” di “Song 2” e alle prese di posizione anti-guerra. Damon era un prodigio, era chi volevi essere.
Forse è quello che spetta a molti di noi. Una spassosa adolescenza che cerchiamo di prolungare fin quando le difficoltà della vita non ci si presentano davanti una per volta sempre più ingombranti e con le relative pressioni sociali. E poi ci ritroviamo come lui, complicati e solitari, cercando nella nuova vita di tutti i giorni qualcuno che ammicchi con gli occhi di “The Universal”, qualcuno che basta uno sguardo per capirsi, qualcuno che c’è passato, come te. Dove sono finiti tutti quanti? Possibile che tutti quelli che erano sotto il palco con te abbiano dimenticato così facilmente?

Eccolo un motivo in più per comprare questo album. Damon lo merita per tutti i sogni che ha condiviso, per le foto, per quei video, per le canzoni, se mai ti ci sei immedesimato. Si può facilmente trovare di meglio in giro, le nuove leve hanno più energia e ti permettono di essere al passo coi tempi, e sia chiaro, ciascuno degli album dei Blur è superiore a Everyday Robots, ma nessuno può darti quello che un idolo di gioventù, seppure invecchiato e alcolizzato, può ancora darti. Solo tu che lo hai adorato puoi capirlo, mentre un tempo solo lui poteva capirti. Adesso tocca a te. E quando sei rimasto solo, press play.

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Damon Albarn (2014) Everyday Robots

Damon Albarn

Everyday Robots

2014 • adult brit pop

77
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo