Neon Indian • Era Extraña (2011)

Dal fiume Colorado alla neve di Helsinki: si chiama Era Extraña il secondo album di Alan Palomo, in uscita anche stavolta via Static Tongues e registrato nell’inverno finlandese, forse con l’intento di allargare (o magari restringere) il già ampissimo spettro di colori. Già due anni sono passati da quel Psychic Chasms che non solo ha resistito alla prova del tempo, ma ha dimostrato di avere la caratura del capolavoro a tutti gli effetti. Neon Indian (nome d’arte suggerito da una ex-ragazza del texano) è oramai il nome di punta della scena glo-fi; è lui il più autorevole rappresentante di una musica che affoga le tipiche sensazioni Eighties in un colorato mare di suoni a bassa fedeltà. Le canzoni di quel disco, affascinanti diamanti dalle mille sfaccettature sonore, stupivano per il lavoro di ricerca, grazie a sintetizzatori vintage e alla stortezza provocata dalle mancate frequenze e dai bit ridotti. Gli abissi psichici dell’artista americano sono un qualcosa da cui non si può prescindere, non solo tra i confini del genere di appartenenza, ma anche perché esponenti illustri di un’attitudine intima e nostalgica molto diffusa negli ultimi anni.
Ed è proprio il ruolo centrale di Neon Indian all’interno della scena l’aspetto principale da analizzare: in che direzione sarà andato il capofila della chillwave con Era Extraña?

Intanto, possiamo guardare le cose che sono rimaste inalterate: fermo restando il dogma del ritorno, ma di più, dell’immersione negli anni Ottanta come fonte di ispirazione melodica, anche l’umore frivolamente spensierato del primo album è ancora vivo e vegeto in alcune tracce (ma non tutte), come già nell’iniziale “Polish Girl”, dalla quale ci lasciamo trascinare col suo sostenuto ritmo pop ed il tappeto sottostante di beep e blip vari che ci accompagneranno per il resto dell’ascolto. La prima differenza invece che balza subito all’orecchio è il discreto miglioramento generale dei suoni, che restano comunque leggermente inferiori alla norma qualitativa, in fede sempre di quel contesto volutamente approssimativo del glo-fi. Ma soprattutto, il cambiamento più importante sta nella palese evoluzione dell’atmosfera complessiva della musica di Palomo: se Psychic Chasms era il trionfo di un’allegria a volte ai confini con l’idiozia, in Era Extraña c’è molto di più. Infatti, già nel primo brano estratto prima dell’uscita del CD, ovvero “Fallout” (con ogni probabilità il migliore di tutti), si ammirava in tutto il suo splendore un’atmosfera molto più definita ed elaborata rispetto al primo album, evocante immagini lontane e sentimenti nostalgici che vanno ad aggiungere nuovi colori alla tavolozza di Palomo, questa volta meno variopinti ma più uniformi ed anche vagamente declamatori, quasi solenni. Impressioni rafforzate dal lento e meravigliosamente malinconico incedere della title track, altro pezzo solidissimo. Ma le novità non finiscono qui: siamo felici di dare il benvenuto alle lapalissiane influenze shoegaze di “Blindside Kiss”, dove il richiamo dei My Bloody Valentine è fin troppo evidente per essere ignorato. Il modo in cui le chitarre e gli echi della voce si sposano bene con l’ambiente psichedelico fa pensare ad un possibile sentiero percorribile nel futuro: una soluzione che dovrebbe zittire qualsiasi profezia di fine vicina per i glo-fiers. Il disco si chiude infine con un ritorno nei tre pezzi finali (escludendo l’intermezzo “Heart: Release”) alla spensieratezza originale ed ai ritmi disco per i quali questo genere è concepito: in particolare, la traccia di chiusura “Arcade Blues”, nel concludere quello che è già un nuovo capolavoro pop dalle molteplici sfumature, esalta al massimo la celebrazione del ricordo degli Eighties in un ritornello che abbandonerà le vostre menti con estrema difficoltà.
Era Extraña non segna soltanto il ritorno del personaggio indie del momento, ma celebra una volta di più il trionfo delle produzioni casalinghe su quelle confezionate in ambienti ovattati e sterili quali sono gli ormai obsoleti studi di registrazione. Neon Indian è il presente, il passato (inutile ribadire ancora una volta gli ingredienti della sua formula) e il futuro: fosse solo una questione di suono, sarebbe comunque destinato ad essere presto superato, come accade ad ogni corrente del pop che si rispetti. Quel che Palomo ha in più rispetto a molti altri glo-fiers è l’intuito melodico, ovvero grandi doti di songwriting che esaltano la stilosità dell’effetto sonoro (e viceversa). Così come le già note “Sleep Paralysist”, “Deadbeat Summer” o “Psychic Chasms”, le nuove sono canzoni che non passeranno, come fossero dei bei pezzi pop rock standard che ogni tanto andiamo a ripescare dalla nostra discoteca. Non è solo questione di moda dunque: Era Extraña è uno dei dischi che finiranno in alto nella maggior parte delle classifiche di fine anno della stampa specializzata. Ascoltarlo e sviscerarlo significherà esserci stati. Ieri, oggi e domani.

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Neon Indian (2011) Era Extraña

Neon Indian

Era Extraña

2011 • era indiana

83
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo