Avey Tare's Slasher Flicks • Enter the Slasher House (2014)

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Avey Tare’s Slasher Flicks (2014) Enter the Slasher House

Se a un beato cristo disceso da Urano fosse data in pasto tutta assieme l’intera discografia di Animal Collective e Avey Tare così, senza paura, e gli fosse chiesto di provare a ricollocarla in ordine cronologico, forse piazzerebbe Enter the Slasher House appena prima o dopo Strawberry Jam. Soprattutto se questi non prestasse attenzione ad alcuni dettagli sonori – inclusa la prestazione vocale – che invece riportano all’ultima esperienza della band madre, quella di Centipede Hz e ancor più del singolo A/B appena precedente Honeycomb/Gotham. Ecco, è lì che siamo. MPP no, è lontano, anche perché in quell’ormai già storico capolavoro del rock tutto la presenza di Panda Bear è troppo vivida per permettere paragoni. Qui non c’è la componente filosofico-spirituale di Lennox, quanto invece tutta la poetica modern hippy di Tare, ovvero ciò che ha reso gli Animal Collective quello che sono: è l’album che ci aspettavamo come esordio solista, quando invece abbiamo avuto il controverso Down There, un disco magari imperfetto, ma talmente enigmatico che è ancora bello addentrarcisi ogni tanto. Le tende erano socchiuse e lasciavano filtrare poca luce, non sempre sufficiente a illuminare lo stato d’animo (sofferto) dell’autore, disattendendo la solarità freak pop e dunque le aspettative dei più. Qui invece siamo di nuovo di fronte all’autore di “Peacebone” e “Purple Bottle”, e ciò è probabilmente dovuto alla compagnia – anche fuori dallo studio? – di Angel Deradoorian, già Dirty Projectors (ricordate “Two Doves”?) e spirito libero quanto lui che in passato si era andato a impelagare in un difficile matrimonio con Kría Brekkan dei múm. Il resto, che non è contorno ma ossatura, sostanza della materia pop, lo fornisce la prestazione di Jeremy Hyman, già drummer per Dan Deacon e Ponytail. Sembra il batterista perfetto per gli ultimi Animal Collective, per dirla tutta, quello che potrebbe liberare Panda Bear da una postazione che gli sta stretta ormai: lui non è un Phil Collins qualunque, ma un John Lennon. Ed Avey Tare è il Paul McCartney della situazione, se reggete il paragone. Pensateci!

In tutto questo abbiamo detto sottilmente poco delle 11 canzoni che compongono Enter the Slasher House. Sembra un album che risente di alcuni dei difetti di Centipede Hz, in particolare di quell’esagerata aggressività da performance sotto effetto di caffeina che sì, ridava urgenza espressiva e dimensione live a un gruppo che non sembrava neanche più adatto a suonare dal vivo, ma che penalizzava la riflessività di quella musica così colorata, frivola, eppure profondissima e in grado di coinvolgere perfino chi veniva da tutt’altri ascolti.
Non sembrano esserci momenti particolarmente memorabili in questo primo sforzo degli Slasher Flicks: c’è il consueto bagaglio di fantasticherie (horror) pop che ormai diamo quasi per scontate (e questa recensione, se la legge uno che non sa chi sono i protagonisti in parola, veramente non ne capirebbe una mazza!), ma mancano i brani da mettere in repeat, e dunque sin dal primo impatto non pare come il tomo più adatto per iniziarsi alla discografia. Il beato cristo proveniente da Urano farebbe meglio a cominciare da qualcos’altro. Bisogna autoaddomesticarsi per mandare giù questa roba. Poi non ne fai più a meno.

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Avey Tare’s Slasher Flicks (2014) Enter the Slasher House

Avey Tare's Slasher Flicks

Enter the Slasher House

2014 • modern hippy pop

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo