Nothing • Guilty of Everything (2014)

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Nothing (2014) Guilty of Everything

Come si calcola il volume di un solido? La formula è semplice, se la si conosce. Volendo sceglierne uno, scegliamo: Guilty of Everything, battesimo di fuoco e vetriolo dei Nothing, è un album di quelli tutti d’un pezzo dalla forma piramidale. Quindi un terzo dell’area di base (quella rappresentata dai ferri dei My Bloody Valentine) dalla quale scorporare la permanente radice hardcore punk delle radici del leader Dominic Palermo ai tempi degli Horror Show. Il tutto da moltiplicarsi per l’altezza, non solo quella dei led degli amplificatori durante i devastanti muri sonori dei loro concerti (roba che manco i Einsturzende Neubauten, ma qui siamo in altri territori), ma anche e soprattutto una distanza variabile che rende poi diverse tra loro le nove tracce qui contenute. Si tratta del sottile confine che cesella un’opera sorprendentemente uniforme, nel complesso monolitica (lo shoegaze americano è qui, come se a suonarlo, così scandito, ci fossero ad aleggiare le anime di Helmet e Deftones: le cerchi e non le trovi, ma le senti…). “Hymns to Pillory” sono gli Smashing Pumpkins senza teatralità, “Dig It” l’essenza di un ventennio da spaccare dolcemente i woofer, “Bent Nail” il prodotto di quegli incastri elementari che hanno fatto la fortuna del genere. Altrove spuntano riflessi lontani di Dinosaur Jr. e tutta una serie di picchiaduro del nu-metal che mai vorremmo citare su queste colonne. Sono soltanto luci catarifrangenti, però. La sostanza è quella di una band che proverà ad alzare ancora l’asticella con un nuovo lavoro sulla lunga distanza forse da presentare entro fine anno, ancora su Relapse, etichetta chiamata a una scelta comunque nuova e coraggiosa. E se la voce di Palermo è volutamente eterea, è anche perché ormai questo ceffo le ha viste tutte, galera inclusa. Come un personaggio uscito da un film di Scorsese o da uno degli scritti borderline di Herbert Huncke. E se non gradite “Get Well”, rapsodia perfetta dentro 40 minuti tirati fin troppo a lucido in sede di produzione, sentitevi anche voi un po’ colpevoli di tutto. Colpevoli almeno di non provarla, quella maledettissima voglia di aspettare il bis. È una sensazione che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita.

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Nothing (2014) Guilty of Everything

Nothing

Guilty of Everything

2014 • american shoegaze

81
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo