Teeel • Amulet (2011)

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Amulet non sarà un disco propriamente glo-fi, ma scorre inevitabilmente nelle stesse correnti. Il suono non è sufficientemente stropicciato, anzi, è tutto abbastanza preciso e ben definito – seppur relativamente – che a considerarlo un album chillwave si finirebbe per giudicarlo con la chiave di lettura sbagliata. Meglio dunque non fraintendere il lavoro di Mr. Teeel (che avrà certamente più successo del signor Jim Smith) accostandolo a quello di Baths o Neon Indian, si pensi piuttusto al pop di Twin Shadow, anche se solo a livello concettuale. L’impianto melodico delle canzoni di Amulet è infatti completamente differente rispetto a quello privilegiato dal baffuto dominicano, bassi e drum machine omaggiano spudoratamente i New Order, i lead synth puntano dritti al cielo notturno della trance e della musica cosmica, i testi si dividono tra la luce e i colori dell’estate e il fresco e le inquietudini generate dal buio. Su tutti i livelli, un linguaggio estremamente semplice. Efficace anche, molto, nell’ingenuità di “Corduroy Swell” e nella perfezione nostalgica di “Ojai Valley”. Quello di “Galilean Moons” e di “Black Diamonds” è il pop del futuro così come ce lo hanno raccontato i sognatori fantascientifici della prima metà del secolo scorso. In sottofondo, quel senso di smarrimento che si prova realizzando l’incommensurabile vastità dello spazio tra stella e stella, osservato da una spiaggia buia e molto lontana dall’obbligo di dissipare energie sul dancefloor dove rimbomba l’ennesimo tormentone da spot pubblicitario. Forse, oggi, può essere più trasgressivo questo.
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Teeel (2011) Amulet

Teeel

Amulet

2011 • glo wave

77
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo