The Horrors • Skying (2011)

Quando Chris Cunningham mostrava le loro capigliature impossibili nel video di “Sheena Is a Parasite”, in pochi avrebbero scommesso su di loro. Accade però che Skying – il loro terzo album in uscita su XL – sia destinato a celebrare la loro vittoria su nient’altro che la vita, doppiando e divincolandosi dal successo di critica (e di pubblico più raffinato) di Primary Colours, che avevamo osannato al punto di posizionarlo nella Top 20 dello scorso decennio. Quell’album sembrava davvero uno di quelli venuti fuori per caso e impossibili da replicare, almeno fino a Skying. Si consacrano così, con dieci canzoni di pop disarticolato, maturo e tendente a una serenità interiore impensabile fino al primo ascolto di questo terzo album in studio. Loro sono gli Horrors, il miglior gruppo inglese in circolazione.L’abbiamo già detto per gli Arctic Monkeys poche settimane fa, e saremmo pronti a ripeterlo: la band di Alex Turner è certamente la capofila della sua generazione. Tuttavia non è più da considerarsi da confermare il talento di Faris Badwan, leader della formazione dell’Essex che oggi ci sentiamo di piazzare sullo stesso sopraelevato livello delle Scimmie Artiche. Non si tratta di uno che ha pescato il jolly, Badwan è una delle figure cardine del rock britannico di questi anni. Ulteriormente sofisticata dal recente progetto Cat’s Eyes – sano twee pop realizzato con la musicista italo-canadese Rachel Zeffira – la persona di Faris trattiene e rilascia carisma da qualsiasi lato lo si prenda. Altro che revival new wave. Altro che coglionate di chi è arrivato dopo e oggi vuole giocare a fare l’esperto annoiato. Stiamo parlando di un fenomeno.

Faris Badwan ha vinto. Skying è l’album di un uomo vittorioso che pure non dimentica cosa ha passato, e che quindi non delude chi è rimasto indietro e deve ancora saltare l’ostacolo. Anzi, lo stimola a guardare oltre, verso le infinite possibilità che la vita può ancora offrire. Questione di combinazioni. In senso poetico e in misura concreta, perché queste sono canzoni in cui c’è la soluzione al terminale slancio punk di Primary Colours, nella cui genuina disperazione c’era ancora un minimo di posa dark wave, oggi non abbandonata, ma superata. L’umore sofferto, scontroso, distorto si è trasformato in calibrato, status-consapevole, etereo… rispondendo in un certo senso proprio alla maturità intellettuale dell’ultimo Turner. Del resto, Alex ormai va in giro con t-shirt e sciarpa degli Horrors (nonché con l’ex fidanzata di Faris – momento gossip), quasi come a indicare chi sono oggi i Numeri 1 del rock britannico. No, il ragazzo non ha affatto torto.

E c’è del colore leaning towards the infinite. Skying ci restituisce degli Horrors decisamente vivaci e con un suono brillante sotto tutti i punti di vista. Più ariose e psichedeliche le andature, benedette da colonne di luce che filtrano attraverso le nubi alterandone i toni. “Changing the Rain” è un titolo programmatico che già racconta del cambiamento di tinte sulla tavolozza, ma a ben ricordare certi colori si intravedevano già srotolando il booklet di Primary Colours, solo che al tempo non avremmo mai osato immaginarli così presenti ed esplorati. Tra la claustrofobia di quell’album e gli sterminati spazi aperti prospettati da Skying potrebbero intercorrere discografie intere, gli Horrors hanno invece deciso di puntare in alto da subito, in tutti i sensi e assumendosene tutti i rischi. Hanno fatto l’unico disco convincente possibile, se ci si pensa e se si è ormai coinvolti nella storia. Con “You Said” già ci si inoltra nei territori psichedelici illustrati dall’azzeccatissimo video di “Still Life”, la gustosa anteprima che nelle ultime settimane aveva fatto tornare immediatamente alto l’interesse per le mosse di Faris e compagni. Elementi sinfonici, suggestioni screamadeliche, sfondi sonori ricchi di dettagli, ritmi scuola  madchester (“Dive in” in particolare, per non parlare della linea di basso di “Wild Eyed” che rimanda addirittura alla “Angel” di bristoliana memoria), eppure mai un eccesso, mai una nota o un arrangiamento esagerato. Piuttosto viene da commuoversi per cotanta vitalità: “I Can See Through You” (“and I don’t get it”) sono i Pulp come non li avevamo ancora ascoltati. “Everyone seems so far away […] everything seems so far behind” dice “Endless Blue”, un pezzo che si fa immediatamente notare  per le sue due velocità,  per l’improvviso stacco tra l’eleganza del Bowie innamorato della black music e i crescendo di un rock imponente e clamoroso. “Moving Further Away”, porta oltre il concetto di “Sea Within a Sea”, lasciandosene alle spalle le ombre e trasformando quella teutonica meccanicità in qualcosa di più morbido ed etereo. È Dog Man Star dei Suede invece a ripresentarsi col suo vestito migliore su “Oceans Burning” – o meglio, viceversa – che sembra legare più con gli umori di Primary Colours che con quelli di Skying, almeno fin quando nella faccenda non sopraggiunge il gran finale liberatorio di una canzone che, nella sua diversità, riesce da sola a sorprendere non meno del resto dell’album. Forse, dopo un decennio in cui l’influenza degli Ottanta ha pesato tantissimo sul modo di concepire canzoni rock, tornano ad affacciarsi i Novanta migliori.

Saranno i prossimi mesi a stabilire l’effettiva entità di Skying. Tuttavia la sensazione è che il terzo album degli Horrors sia davvero specchio del rock corrente, diversamente ma al pari di Suck It and See e forse anche rispetto all’esordio degli Ulterior. Sono dischi che ripescano da un passato più recente (ma comunque ormai lontano) al confronto delle solite e sole derivazioni Eighties. Ritrovarsi di colpo di fronte Suede, Stone Roses, Oasis, Primal Scream, Pulp, qua e là anche i Nirvana (vedi ultime b side degli Arctic Monkeys), in canzoni di questa fattura non può che portare nuovi stimoli a chissà quanti altri nomi emergenti del panorama britannico e non. Attenti a sottovalutarli quindi, questi non sono due episodi qualunque di saghe ormai prevedibili.

Difficile immaginare il passo successivo, ma con Skying gli Horrors guadagnano un credito che davvero pochissimi attori sulla scena possono vantare, dato da due capolavori di fila, uno complementare all’altro. Il resto delle elucubrazioni può attendere: adesso godiamoceli e basta.

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The Horrors (2011) Skying

The Horrors

Skying

2011 • whole new colours

87
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo