Yo'True • Wild Rice (2013)

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C’è un libro che si intitola “La Grande Invenzione” e parla di come l’intera vita si possa guardare da un punto di vista privilegiato, attraverso la lente d’ingrandimento di una camera su pezzettini del passato. Potrebbe sembrare un oroscopo di Rob Brezsny, ma Yo’True con il suo Wild Rice fa esattamente questo, ripercorrendo un’ispirazione artistica che si rifà al pop più tradizionale, al soul e con grande versatilità al R&B, al surf e agli Eighties. Lui è Benjamin J. Wood, il cui progetto prende il nome dall’inno di una squadra di calcio. Un po’ “Pazza Inter”, un po’ matto lui, che si diletta anche nel disegno (vedi copertina del disco) e nell’ingegneria del suono. Wild Rice non si omologa, ma non lo fa con la pretesa di farsi bello proprio per la sua unicità. Lo fa e basta, perché Benji ha carattere da vendere e non rispetta nessuna regola, va fuori tempo quando ne ha voglia e non guarda giù dal trampolino prima di lanciarsi nella sperimentazione. Confessare di essere prevenuti non è un male, soprattutto perché con gli ascolti si può cambiare idea, fino addirittura a farsi ispirare simpatia per quel suo gusto un po’ electro-retrò. Falsetti, ritmi funk e vocalizzi fanno il resto. Quindi confesso, ci sono almeno tre tracce da ricordare: “Bedford”, “Achiever” e “108”. Non si può che concludere con un morattiano: “simpatico”!

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Yo’True (2013) Wild Rice

Yo'True

Wild Rice

2013 • smiling pop

70
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo