Selebrities • Delusions (2011)

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I tre Selebrities (Maria Usbeck, Jer Robert Paulin e Max Peterson) vengono da Brooklyn ma la loro musica sembra esser nata sotto un nuvoloso cielo britannico. Ormai non si contano più i gruppi che si ispirano alla musica inglese degli anni ’80, ma non tutti sono in grado di abbracciarne l’intero spettro e ancor meno sono quelli capaci di ricombinarlo in una maniera che, in qualche modo, possa risultare sorprendente. Ed ecco, di certo non c’è nulla di particolarmente sorprendente in ciò che suonano i Selebrities, ma il loro Delusions, nel suo essere in bilico tra coldwave, dream pop e synth pop, riesce per lo meno ad essere abbastanza gradevole da meritarsi qualche parola e qualche ascolto, magari approfittando di un passeggero temporale estivo. Si potrebbero fare tanti nomi – i soliti – ma il riferimento principale sono i Cure, evidentissimi sia nelle chitarre di “Living Dead” (Seventeen Seconds), sia nelle tastiere solenni di “Interlude” (Disintegration), anche se non mancano le variazioni sul tema (“Into the Night”, che oltretutto è tra le migliori). C’è da dire che da queste parti la concorrenza sta diventando davvero spietata ed è sempre più difficile lasciare una reale traccia del proprio passaggio; soltanto i fuoriclasse possono permetterselo, e i Selebrities non lo sono. Tuttavia Delusions è un ascolto potenzialmente molto piacevole per chi ha amato la band di Robert Smith prima che perdesse completamente il senno.
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Selebrities (2011) Delusions

Selebrities

Delusions

2011 • coldpop

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo