Washed Out • Paracosm (2013)

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Washed Out (2013) Paracosm

Bisognerà farsene una ragione, il glo-fi (o chillwave, o come più vi piace) ha probabilmente detto tutto ciò che aveva da dire già nella sua forma originaria. I suoni analogici e digitali ultra-lo-fi ispirati ai ricordi di trent’anni fa hanno spadroneggiato per un po’, e nell’estate 2010 si è avuto il culmine del fenomeno. Tre anni dopo guai a ridimensionare tutto a una moda estemporanea: un disco come Psychic Chasms, tanto per dirne uno, resta e resterà, è uno dei simboli del nostro tempo, in ambito indie. Quando Alan Palomo è fuggito da alcune delle costrizioni imposte dall’etichetta con Era Extraña (ricordiamo: registrato in mezzo alla neve, più definito e meno bizzarro del precedente), Washed Out ha assestato il colpo di grazia pubblicando Within and Without e arrivando anche alle orecchie di chi, fino a quel momento, aveva beatamente ignorato l’esistenza di Life of Leisure, di High Times e dello stesso Psychic Chasms. Forse gli stessi che quest’anno non hanno neanche fatto caso allo splendido Obsidian di Baths, e che non hanno riconosciuto “Feel It All Around” in ogni episodio di Portlandia.

Sulle prime, la ruffianata di Ernest Greene non ci ha convinto: sembrava piegare il concetto originale all’esigenza di farsi conoscere. E no, non era questione di fuggire il mainstream ad ogni costo (cosa che a chi scrive interessa meno di zero), è che ci eravamo già passati con i Sigur Rós (da ( ) a Takk…), con gli Arcade Fire (da Neon Bible a The Suburbs) e con altri gruppi che se prima creavano un certo tipo di magia, poi hanno iniziato a forzare un po’ le cose, investendo sull’immagine e perdendo molto in termini di fascino originale. In questi due anni, però, il fatto che le canzoni di Within and Without abbiano resistito più che bene alla prova del tempo, è indice che la mossa di Greene era sensata, e Paracosm non fa altro che confermarlo. Del resto, lui è idealmente a capo del movimento tanto quanto Palomo.

Si diceva che la forma originaria del glo-fi è ormai andata perduta, ma l’idea continua a funzionare, anche quando vengono rivisti i metodi di composizione e le strumentazioni da utilizzare (meno elettronica, più strumenti acustici); Paracosm è un disco perfettamente estivo e legato ai ricordi, ma piuttosto che ricreare un ambiente lontano nel tempo genera una dimensione parallela della realtà, sognante e fantasiosa, in cui la serenità e la spensieratezza la fanno da padrone. È l’estate ideale, priva dell’afa di quella reale, il momento non condizionato dal pensiero dell’esame da fare a settembre o del rientro dalle ferie. E nel momento in cui arriva anche qualche richiamo psichedelico ai Flaming Lips (che dovrebbero essere una presenza fissa nelle playlist estive della gente perbene), ecco che “it all feels right”. Non c’è neanche bisogno di entrare nel merito di ogni singola traccia, c’è soltanto da immergersi nel flusso e il resto verrà da sé: siate soltanto disposti ad accoglierlo.

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Washed Out (2013) Paracosm

Washed Out

Paracosm

2013 • weightless summer

83
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo