Panda Bear • Tomboy (2011)

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Quarto capitolo solista per Noah Lennox, poche ma significative le novità. Intatta la vena naive e sognatrice dell’artista di Baltimora che ripropone immutata l’attitudine assonnata dei suoi brani, immancabilmente e di nuovo votati alla riscoperta di sonorità vintage hippie, Sixities, e via così. Rispetto a Person Pitch la scrittura gratifica quasi immediatamente l’ascoltatore: la cornice elettronica pare più immediata, lo schema ricorrente è il classico strofa/ritornello/strofa. Sono state sicuramente ridimensionate le ambizioni avanguardiste, seppur lo spirito anticonformista rimanga a far da base, in qualche modo, a ciascuna creazione. Le undici tracce si aggirano intorno a quattro minuti – chiaro sintomo di aspirazione pop – e vista la disposizione di tutti gli elementi messi in gioco, si arriva presto ad un bivio. Tomboy a seconda della prospettiva adottata può sembrare infatti un lavoro senza ambizioni, e apparire come un modo facile per chiudere i conti con sperimentazioni pericolosamente fuori portata del fruitore medio. Allo stesso tempo però lo si può credere un magnifico modo per sdoganare un certo tipo di musica sicuramente difficile e qualitativamente più complessa e ragionata della media. Osservando Tomboy da questa seconda visuale, si può godere appieno del suo grande valore: propendere per questa soluzione è dunque cosa dovuta, soprattutto quando i risultati sono brani come “Alsatian Darn”, “Friendship Bracelet”, “Surfers Hymn” o il singolo “Last Night at the Jetty”. E seppure Lennox non rinunci alle stravaganze connaturate alla sua essenza di impunito mattacchione indie snob, come ad esempio inserendo l’effetto iniziale di “Tomboy” che altro non è se non la campionatura del suo vomitare, Tomboy risulta essere un lavoro più facile e immediato, in questo modo più vicino all’ultimo Animal Collective. Un gran bel disco dunque. Più di Avey Tare, Lennox si avvicina quindi agli ascoltatori della band, quasi a voler ribadire il suo ruolo fondamentale nel gruppo. Come quando si parla di Animal Collective così anche per il loro leader – che chiamandosi Noè non avrebbe potuto aver altri ruoli in un collettivo animale – si solleva l’attenzione spasmodica e dannosissima dei circoli di fan(atici) della galassia indie. A questo punto pare palese di aver di fronte un ottimo artista, in grado di giocarsela con i migliori contemporanei del suo campo. L’aver attratto tutta questa iperbolica attenzione lo fa partire da un gradino più basso, inevitabilmente. All’annuncio che Pitchfork “named Tomboy as Best New Music” qualcuno ha immediatamente ironizzato “The Pope is named Catholic”. Significativo e, per fortuna, dissacrante.
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Panda Bear (2011) Tomboy

Panda Bear

Tomboy

2011 • indie rock

75
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo