Belong • Common Era (2010)

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Verranno e vi diranno “My Bloody Valentine”, perché è questo ciò che accade ogni volta che una band propone un rock strascicato e rumoroso. Verranno e vi diranno “e abbiamo dovuto aspettare cinque anni per questo?”, come se gli autori di October Language (2006) fossero automaticamente diventati i soli in grado di metterci al riparo dalle apocalittiche interpretazioni del calendario Maya in vista del 2012. In realtà non stiamo parlando né dei Radiohead, né dei Tool né di un qualunque altro gruppo supportato da un cospicuo numero di scannagatti che perdono il sonno in attesa di qualche news, ma di due tizi che hanno messo in piedi un progetto dalle parti di New Orleans e hanno avuto la fortuna di azzeccare il disco d’esordio proprio mentre la Rete di forum musicali era all’apice e il genere di riferimento faceva furore. Common Era è composto da canzoni (prima novità) in cui voce, basso pulsante e batteria dritta emergono – letteralmente – da un mare di fantasmi e nebbia grigia. Appena sotto la superficie ci si imbatte in quelle profondità darkwave che rappresentano il vero nucleo della nuova proposta dei Belong; è stata quindi operata una netta deviazione rispetto all’ambient drone dell’ormai famigerato October Language, ma in realtà possiamo dire che il duo ha semplicemente trovato un’altra formula per mantenere basso il rapporto segnale/rumore. Non ci si sorprenda per la tiepida accoglienza, visto che scrivere canzoni piuttosto che nuvole di fumo è stato ufficialmente dichiarato reato dagli ascoltatori davvero underground; peccato, ragionando così si perdono pezzi che nella loro dimensione sono dei piccoli gioielli impolverati, come “A Walk” o “Make Me Return”, per tacer del resto. Insomma, non stiamo parlando degli ennesimi My-Bloody-Valentine-Wannabe come piace sostenere ai tipi svegli, il cuore di Common Era è profondamente calato nel lato oscuro degli 80s ed è lì che vive e si dibatte, dimesso ed elegante, con le sue improvvise impennate di basso e lo sguardo perso un po’ più in là. Cercare termini di paragone continua a restare una forzatura perché si sente benissimo che a queste canzoni ci si è arrivati anche passando per l’esperienza drone, non perché i due si sono svegliati al mattino con i Jesus and Mary Chain in testa. I Belong vanno di trasporto e contemplazione dove gli A Place to Bury Strangers, due anni fa, andavano di potenza, ma il target cui si rivolgono entrambi i gruppi oggi è sostanzialmente lo stesso. Comunque sia, un altro punto a favore della Kranky.
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Belong (2011) Common Era

Belong

Common Era

2010 • shoe gaze or nothing

77
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo