The Pains of Being Pure at Heart • Belong (2011)

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Al primo ascolto di Belong il commento di molti è stato un “ne avevo bisogno”. Sì, perché anche questo nuovo lavoro del quartetto newyorkese non smentisce la loro straordinaria capacità di farti fare pace con il mondo, di strapparti un sorriso sincero, coinvolgendoti totalmente nell’atmosfera estiva ed eterea del loro shoegaze pop. L’album si apre con la splendida titletrack “Belong” e lo stile appare subito diverso rispetto al solito, più rock. E’ chiaro il riferimento agli Smashing Pumpkins, sia nei suoni (in particolare il fuzz della chitarra e la voce) che nella struttura del brano. Più vicina all’atteggiamento dell’esordio è invece la scintillante “Heaven’s Gonna Happen Now”, che va subito a costituire quello che è forse il momento migliore dell’album insieme alla successiva “Heart in Your Heartbreak”, tipico singolo da Pains: melodia vocale vagamente morrisseyana, ritmica, basso e tastiere perfette, un finale davvero strepitoso; difficile non farsi prendere dalla voglia di muovere la testa e tenere il tempo battendo le mani. Si inizia ad allentare il ritmo con “The Body”, fino alle atmosfere quasi dream pop di “Anne with an E”. “Even in Dreams” è un altro bellissimo pezzo, anche questo particolarmente devoto ai primi Pumpkins, mentre con “My Terrible Friend” ripartiamo con tastiere e ritmiche new wave a cui non sarebbe difficile sovrapporre una qualsiasi strofa di Robert Smith. “Girl of 1000 Dreams” è forse il pezzo più strano dell’album, sembra di sentire i No Age, o comunque qualcosa che arriva da quella corrente shoegaze/garage americana. “Too Tough” è invece uno di quei brani che partono senza pretese, ma che poi ti colpiscono dritti al cuore con la semplice melodia del ritornello, e li sentiresti per ore senza stancarti. Si chiude in bellezza con “Strange”, ennesimo esempio di come si possano scrivere grandi canzoni con idee semplici ma buone; anche qui le tastiere della Wang giocano un ruolo fondamentale e donano un senso di serenità e sfuggevolezza all’intero brano. Se la produzione è sensibilmente migliorata rispetto all’esordio è sicuramente merito del lavoro di Mark Ellis, aka Flood (noto produttore/ingegnere del suono di alcuni capolavori di band come U2, Pumpkins, Ride e My Bloody Valentine, tra gli altri) ma non è facile capire se questo sia un punto a favore o a sfavore dell’album. Le ispirazioni della band sono sempre state piuttosto chiare, ma quello che aveva acceso l’entusiasmo di molti nei confronti dei Pains era l’aver assorbito queste influenze dentro un sound spontaneo e personale, dalla natura quasi punk (e chi li ha visti almeno una volta dal vivo, capirà sicuramente cosa intendo); questa produzione è invece qualcosa che rimarca quelle stesse influenze con un peso forse eccessivo. C’è da dire che forse ci hanno anche messo del loro in questo senso, soprattutto per quanto riguarda la voce, che spesso si avvicina molto esplicitamente a quella, di fatto non imitabile, di Billy Corgan. Sembrerebbe che nella scrittura di questo album la band non abbia avuto le idee chiarissime su quale fosse la direzione da prendere e, probabilmente, il problema è proprio dovuto al fatto che si sia insinuato in loro il dubbio di doverne necessariamente prendere una. Il disco è più discontinuo rispetto all’esordio, più indeciso e allo stesso tempo fin troppo pensato. Resta però il fatto incontestabile che i pezzi sono uno più bello dell’altro, come resta che questo è comunque l’ennesimo centro (considerando anche il bellissimo Ep Higher Than the Stars) di una band che si conquista così un posto privilegiato tra i numerosi nomi dell’indie pop. Al primo sole chiamate qualche amico, prendete la macchina, mettete questo disco e andate a dimenticarvi di tutti.
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The Pains of Being Pure at Heart (2011) Belong

The Pains of Being Pure at Heart

Belong

2011 • shoegaze pop

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo