Atoms for Peace • Amok (2013)

Atoms for Peace (2013) Amok

Ancor prima di ascoltarlo, questo album tutto sembra meno che un vero esordio. La fama dei protagonisti precede le note di Amok, la cui la valutazione va fatta proprio su quello che vuole essere il senso del progetto, su dove vuole portare e su quali obiettivi si è prefissato, perché trattarne l’ascolto come fosse un’uscita qualsiasi risulta a tutti gli effetti riduttivo. Se si riesce ad accettare questo compromesso, solo allora si sarà in grado di approcciare questo laboratorio musicale formato su un territorio di scelte magari discutibili, ma comunque sottoposte all’occhio vigile dei fan Radiohead, pronti a passare al setaccio ogni nota senza risparmiare lingue lunghe e affilate…

Eccoli gli Atomi della Pace, punto focale di un discorso del presidente americano Dwight Eisenhower, che esprimeva il concetto di liberare energia come fonte di prosperità e pace nel mondo. Di ciò si fanno portavoce Thom Yorke e i nuovi compagni, perché l’euforia dei concerti electro rock di The Eraser fu galeotta al supergruppo formato da Flea, Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco, finiti per essere monopolizzati dalla deriva groove di Thom Yorke, che progressivamente e soprattutto con The King of Limbs ha avuto presupposti sempre più ritmici e destrutturanti, tenuti insieme soltanto da sintetizzatori e percussioni elettroniche e tribali. Accantonato quasi per intero l’aspetto melodico vocale, diventa preponderante un approccio strumentale più artificiale, nel quale non emerge nessuna delle nove tracce, esclusi alcuni tratti di “Default” e della titletrack “Amok”. Eisenhower, che ha sempre una parola giusta per tutte le situazioni, diceva: «È impossibile sezionare la mente e l’animo umano per individuarne le singole parti». Le perplessità infatti restano le stesse dell’ultimo Radiohead, forse disilluse anche da un eccesso di attesa e sconcertate di fronte a un concept futuristico che rasenta per lunghi tratti la psichedelia, arrivando addirittura a nascondere tra le pieghe del suono il basso di Flea, il cui apporto all’album è superfluo rispetto alla totalità. Il Chili Peppers più virtuoso e simpatico (o forse l’unico ad esserlo) infatti non riesce ad aggiungere il suo inconfondibile freaky stiley: se non lo avessimo saputo dal principio, non avremmo mai indovinato che le bass duties sono a cura dell’eterno ragazzino che ha fatto scuola con Blood Sugar Sex Magik e una carriera fatta di vibrazioni slappate con le dita della mano destra. I momenti migliori di Amok sono quelli più lirici, dove la voce di Yorke non è caricata di effetti sovrabbondanti, ma lasciata libera di ricordarti le emozioni che ti ha saputo dare fino a qualche anno fa. E forse è meglio che sia andato così questo progetto. Magari ne beneficiano proprio i Radiohead, che dopo un album rispettabile ma comunque inferiore al loro standard, avranno bisogno di svincolarsi da questi temi sonori al momento tanto cari a Thom ma che non liberano le chitarre di Greenwood e O’Brien (entrambe rimaste in cantina durante le registrazioni di The King of Limbs). Bene Thom, divertiti questa primavera con gli Atoms for Peace in giro per i palchi dei maggiori festival internazionali. Sfogati. Datti alla pazza gioia. Poi però prodigo, torna a casa. Dai che ti facciamo preparare un bel piatto di pasta come piace a te.

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Atoms for Peace (2013) Amok

Atoms for Peace

Amok

2013 • exp electro pop

67
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo