Suuns • Images du Futur (2013)

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Suuns (2013) Images du Futur

Non li avevamo presi troppo sul serio finora, e avevamo sbagliato. I Suuns sono in uscita con un disco che ha i tratti del capolavoro e che rilancia ancora una volta la scena indie della provincia del Québec. Images du Futur, questo il titolo, non sarà proveniente dal prossimo secolo, ma è fascinosamente visionario e sibillino, con il suo linguaggio gelido e i suoni che spaziano tra generi diversi e ritratti di nomi grossi, per alcuni inavvicibinabili. Ne è venuto fuori un LP di quelli che ci sentiamo in dovere di isolare nella categoria Recommended, per quel boost che forse non riceverà in modo compatto e trasversale dalla critica indipendente, ma che crediamo dovuto da parte nostra che quei nomi e quei generi abbiamo spesso apologizzato.

Rispetto all’esordio di Zeroes QC non è cambiato il modo di porsi dei quattro. Ciò che è mutata è l’intensità, quindi il risultato. Brano simbolo è chiaramente il pazzesco singolo “2020”, roba davvero dieci anni avanti, con dei bassi al limite del terrorismo sonoro e una melodia canticchiabile che ti aspetti dai Franz Ferdinand, ma che finisce sopra a queste vibrazioni potentissime che pochi degli impianti delle nostre camere riusciranno a modulare pienamente. Un’autentica bomba. Materiale pericoloso. E il resto non è certo convenzionale: dall’incomprensibile promo di lancio “Edie’s Dream” – un brano certo meno sconcertante, forse scelto proprio per non rovinare l’impatto della sorpresa – al messaggio kraut crudissimo in chiusura: “Music Won’t Save You”…. non ci sperare nemmeno, abbandona la minima speranza. In mezzo ci sono i Liars migliori (“Mirror Mirror”) e ragazzi, credeteci, i Radiohead. Sia quelli di Ok Computer (l’iniziale “Powers of Ten” ha quello stesso chitarrismo in obliquo del capolavoro assoluto degli anni Novanta) che quelli di Amnesiac, rintracciabili particolarmente nei crescendo di “Sunspot” e “Bambi”, ma non solo. Insomma, Images du Futur mette in mezzo nomi importanti, tutti assieme, senza paura. Anzi, con la sfacciataggine di chi non ha tempo di pensare alle conseguenze di simili confronti diretti. Ecco, in tutto questo i Suuns appaiono come una band che non solo crede in ciò che fa, ma che ha quella sfrontatezza al limite dell’arroganza che recentemente solo nei These New Puritans e forse nei primi Esben and the Witch abbiamo notato. Una voglia di osare e di uscire dal seminato seguendo traiettorie solo apparentemente sconnesse fra di loro, ma che alla fine portano a un risultato pieno e finito, anche grazie alla produzione ben calibrata di Jace Lasek dei Besnard Lakes. Images du Futur è un gran disco, e rischia fortemente di caratterizzare l’annata. Non viene dal futuro. È solo il presente.

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Suuns (2013) Images du Futur

Suuns

Images du Futur

2013 • cold bass rock

86
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo