Beach Fossils • Clash the Truth (2013)

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Assorbito l’abbandono di Zachary Cole Smith, che si è fatto apprezzare lo scorso anno grazie a Oshin dei suoi nuovi DIIV, i Beach Fossils sono usciti dal guscio della loro dimensione molto – anzi, fin troppo – statica e isolata dal resto del mondo. Il suono vintage è rimasto un punto fermo ma il salto di qualità è evidente, Clash the Truth è certamente più solido rispetto all’album d’esordio; o meglio, la svolta c’era già stata con l’EP What a Pleasure ma non c’era la certezza matematica di poter ascoltare un album interessante. Il gruppo si ripresenta oggi con le canzoni, i ritmi e il suono giusti per arruffianarsi i cultori di Cure e Sonic Youth come anche gli entusiasti di gruppi come i Drums e i Real Estate e i fan dei Blonde Redhead (questo grazie anche alla presenza di Kazu Makino). Il nuovo disco dei Beach Fossils arriva in un momento in cui ogni nuova proposta in questa scena dovrà per forza di cose confrontarsi con quanto pubblicato – sempre per la Captured Tracks – dai Wild Nothing, con Nocturne che può essere già considerato come uno dei punti d’arrivo del filone. Un filone che, idealmente, sta proseguendo la scia nostalgica tracciata dai protagonisti del glo-fi, seppur utilizzando un linguaggio diversissimo e rock oriented: astenersi dunque annoiati cronici che nella vita hanno “già sentito” tutto.

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Beach Fossils (2013) Clash the Truth

Beach Fossils

Clash the Truth

2013 • sleep apnea

81
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo