Delphic • Collections (2013)

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Non è la paura per le novità – quella appartiene ad altri, non certo a noi – e non è neanche la delusione per l’album diverso da come ce l’aspettavamo: con Collections, purtroppo, siamo ai limiti dell’ascoltabilità. Confusionario quanto o forse più dell’ultimo dei Muse, tanto affascinato dalla black music quanto incapace di assimilarla e applicarla al contesto di riferimento senza suscitare una certa ilarità (i Breton, lo scorso anno, se l’erano cavata molto meglio beccandosi tuttavia abbastanza critiche), l’album dei Delphic è un colpo al cuore di chi aveva accolto con tanta soddisfazione Acolyte, con il quale non ha proprio niente da spartire né nei suoni né nell’atmosfera. L’impressione è che non si ripeterà quanto accaduto con il suo precedessore quindi, che ha ormai superato con successo la prova del tempo, ma che all’inizio non si capiva se fosse davvero l’ottimo disco che è. Qui i voti intermedi non hanno senso: se non si tratta di una genialata, roba che comprenderemo solo nei prossimi mesi, allora è un lavoro decisamente insufficiente, con ben poco o forse niente da portare in salvo. La speranza, piuttosto, è quella di aver ricevuto il disco sbagliato.

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Delphic (2013) Collections

Delphic

Collections

2013 • woah, exotic stuff

51
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo