Sumac • What One Becomes (2016)

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Sumac (2016) What One Becomes
Dopo lo scioglimento degli ISIS, in molti hanno atteso al varco Aaron Turner. In ultimo su di lui contavano ancora gli irriducibili del post metal, genere o scena musicale in grave crisi d’identità da oltre un lustro. Tralasciando le sue amorevoli pubblicazioni in duo con la consorte Faith Coloccia, il debutto dei Sumac, la creatura animata assieme a Nick Yacyshyn dei Baptists e Brian Cook dei Russian Circles, è stato una sorprendente delusione. Ci si aspettava una direzione più orientata verso il rock, vista l’età ormai avanzata e quello che era stato il percorso fino a Wavering Radiant, invero sempre più ammiccante alla lezione e soprattutto al vasto pubblico dei Tool, e invece è stato un testardo tentativo di re-boot di tutte quelle conoscenze sludge e hardcore che non avevano più tutto lo charm dei vecchi tempi. The Deal (Profound Lore, 2015) era il più classico dei dischi di genere, per un pubblico di genere ormai disperso, divenuto anch’esso troppo adulto per curarsene, o preso da altri pensieri, parole, opere e omissioni. In una parola: anacronistico.
What One Becomes, il secondo tentativo edito invece dalla Thrill Jockey, è invece la cosa più bella capitata al post metal da almeno dieci anni a questa parte, e riporta speranza a tutto un filone musicale ormai assuefatto alla noia, quando non anche destabilizzato da improbabili tentativi di divagazione. È un disco che va alle radici del concetto che ha animato la band di Turner, e in qualche modo oltre, perché un suono così potente non lo avevano neanche Celestial o Mosquito Control. Si torna quindi agli ISIS del primo periodo, quelli il cui viaggio è culminato con la pubblicazione di Oceanic, per molti ma non per tutti l’albo più importante dell’intera stagione post metal. Laddove però cominciava ad emergere anche l’intreccio melodico delle chitarre – con particolare riferimento anche a quella di Mike Gallagher, la cui assenza si è notata eccome anche nell’esordio dei Palms, la band degli altri ex membri del gruppo assieme a Chino Moreno – o la fascinazione per l’ambient drone, oggi c’è ulteriore forza viscerale data da distorsioni sempre più vigorose e dalle strutture multilaterali delle cinque tracce (la più breve dura quasi dieci minuti!). Un gioco indemoniato di caos e controllo in cui gli elementi sludge, post-hc e metalcore sono prima scomposti ai minimi termini, poi ripresentati dalla formazione a tre in un cubismo sintetico libero da qualsiasi forma precostituita. Un pandemonio per il quale non ci sono parallelismi possibili: al suo cospetto, Celestial è uno zuccherino, i Neurosis degli antenati sognatori. Clamorosa quindi anche la registrazione, diretta da Kurt Ballou dei Converge, che riesce a tenere volumi così alti senza tralasciare dettagli.
Si potrà argomentare che in termini di piacevolezza di ascolto, ci terremo comunque stretti gli ISIS, perché alla fine i dischi heavy rock che volevamo da Turner ce li hanno fatti loro (e i Palms), ma in fondo non è per ascoltare qualcosa di facile che si è finiti sulla strada di questa gente.
Chi ormai per qualsiasi motivo è disinteressato e non se la sente di tornare indietro agli anni in cui scopriva questa musica, potrà fare spallucce e tenere chiusa la parentesi metal nella sua vita. Ma la verità è che chiunque abbia amato i nomi che si sono fatti in questo pezzo, e che ha ancora ricordi vivi di quegli anni in cui era intellettuale ascoltare la musica post metal giusta, non può davvero permettersi di far finta che questo album non sia uscito: What One Becomes deve assolutamente affiancare gli altri classici della specie nella vostra discoteca.
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Sumac (2016) What One Becomes

Sumac

What One Becomes

2016 • multilateral post metal

87
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo