Bloodiest • Bloodiest (2016)

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Se il debutto è stato dimenticato in fretta, il secondo omonimo lavoro dei Bloodiest potrebbe lasciare qualche traccia. Le influenze del gruppo di Chicago attingono a piene mani da post metal e sludge, alternando riff di tooliana memoria a potenti eruzioni di malignità che rimandano a Yob, Neurosis e Crowbar. In generale però convincono le atmosfere inquietanti proprie degli ultimi Swans, che pervadono l’intero lotto omogeneizzandolo. Ed è proprio l’influsso della creatura multiforme di Michael Gira che appare evidente sin dalla prima traccia, “Mesmerize”, con il basso ripetitivo e martellante di Colin Dekuiper, che costituisce la vera spina dorsale del disco. Le chitarre di Tony Lazzara e Eric Chaleff fungono più da contorno – a volte acustico – alle liturgiche composizioni dei Bloodiest, creando un’atmosfera da esaurimento nervoso da paranoia compulsiva. In tal senso viene fuori il monumentale e sapiente lavoro di un guru come Sanford Parker, capace di generare il suono giusto per questo tipo di coordinate. Il missaggio di “The Widow” infatti fa venir fuori la sensibilità indie del gruppo americano: tutte le anime dei Bloodiest confluiscono in una composizione che gira attorno all’oblio, senza mai davvero arrivare in fondo. Il cantato lamentoso, più ieratico che potente, di Bruce Lamont raggiunge il massimo apice di devastazione in “Broken Teeth”, composizione che passa perennemente da psichedelie lercie ad atmosfere acustiche/ripetitive, stimolando gli abissi a suscitare incubi e marmaglie funeree. Le contorte “He Is Disease” e “Separation” contribuiscono a aumentare la tensione con dissonanze continue che non esplodono mai davvero per circa 15 minuti, ma che finalmente convergono nell’ultima breve traccia “Suffer”, un delirio post sludge nichilista. Una breve deflagrazione, ma dirompente e clamorosa.
I Bloodiest sono riusciti a creare un’interessante commistione di sapori post metal moderni, e di questi tempi non è per niente facile re-interpretare così tante idee senza scadere nel mero plagio o in composizioni noiose. Quindi promuoviamo questo albo, e lo consigliamo a chi, orfano dei grandi nomi della scena, ha bisogno essere confortato dalle nubi oscure dell’umana sofferenza.

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Bloodiest (2016) Bloodiest

Bloodiest

Bloodiest

2016 • post apocalypse

76
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo