Katatonia • The Fall of Hearts (2016)

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Se la primavera tarda a venire, se un corvo ti perseguita mentre passeggi con la ragazza sappiamo tutti il perché. Ce li eravamo scordati, forse era meglio così… I Katatonia, ormai mostri sacri nello scenario metal odierno, portavoci di una rivoluzione tutta loro partita nei profondi Novanta, ora sono tornati. Un po’ per inerzia un po’ perché si deve pur sempre campare. L’importante e voler dire qualcosa di nuovo. Ironia, il concetto resta lo stesso: “la pena di vivere mischiata al dolore/amore/bellezza/noia”, a giro in ogni album degli svedesi c’è sempre la stessa roba. Uccellini uccellacci. The Fall of Hearts infatti non aggiunge niente, come sempre. Neanche quelle sporadiche innovazioni che di album in album si degnavano furbamente di inserire, sempre meno e meno importanti.

Rari momenti interessanti si riescono a distinguere: “Serac” e “Passer” fra le migliori, abbracciano in qualche modo un certo post rock/metal. Ma sono gocce in un mare di assoli smielati, riff heavy e tabla ingiustificati; tutto con il solito mix anonimo e plasticoso. Il minutaggio (un’ora e sette!) rende il tutto più difficile da sopportare. Viene voglia di rivalutare  Viva Emptiness o The Great Cold Distance!

Inizio a pensare che faccia tutto parte di un disegno più grande. Re dei vicoli cechi e dei cuori infranti, custodi di una decadenza non solo musicale ma anche mentale. Gli album dei Katatonia servono come il carcere serve a un condannato per apprezzare la libertà, come la tentazione per un religioso: sopportare il più possibile, evadere e riniziare ad apprezzare la vera musica, fuori.

di Daniele D’Emilio

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Katatonia (2016) The Fall of Hearts

Katatonia

The Fall of Hearts

2016 • wave metal

47
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo