Deafheaven • New Bermuda (2015)

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Deafheaven (2015) New Bermuda

Spesso passando per la pagina Last.Fm dei Deafheaven, ci è capitato di imbatterci nei tag lasciati dagli utenti, e tutte le volte sono riusciti nello strapparci un divertito ghigno: “fake black metal”, “black metal for faggot” e tanto altro… A metà tra il serio e il faceto, questo gioco è solo uno dei tanti tasselli che messi assieme formano un quadro abbastanza chiaro, Sunbather è stato un evento prorompente nella scena metal USA, e l’enorme risposta mediatica/memetica che lo ha accompagnato ne è testimone. Tra metallari accaniti e appassionatissimi novizi dell’ultima ora, i belli del post black non hanno mancato di far scannare le varie fazioni, colpevoli, se ciò rientra nella vostra concezione di colpa, di aver confezionato un disco metal (più o meno) estremo ma pericolosamente accessibile, guidando la variegata demografica degli ascoltatori fuori dalla propria comfort zone. Complice quella copertina tanto glamour quanto d’effetto, l’aspetto fisico più curato rispetto all’immaginario a cui ci avevano abituato i gruppi di metal estremo delle passate decadi, o semplicemente una visione musicale più aperta al mondo del post rock che non a quello black. E non ci stupiamo dunque che l’etichetta che più volte abbiamo visto affibbiata agli americani sia quella di hipster black metal, che non è poi del tutto errata guardando un po’ il pubblico sotto i loro palchi. 2015, due anni dopo il successo, i Deafheaven non ci stanno, il singolo apripista “Brought by the Water” rimescola le carte in tavola e gli intenti sono chiari, meno Mogwai e più Slayer, parola dello stesso chitarrista McCoy. Sia chiaro, non c’è un’inversione di tendenza netta o un rinnegamento dei lavori passati, il detour (già iniziato col precedente singolo “From the Kettle onto the Coil”) però c’è stato, e quello che cambia è soprattutto nello spirito. In questo la struttura dell’album non lascia spazio ad interpretazioni: 5 granitici pezzi da 10 minuti circa, niente più intermezzi clean confortanti frapposti fra un brano e l’altro, ma bensì tutto vertiginosamente compresso e shakerato in un turbinio di riff metallici, assoli mediamente più lunghi ed aggressive quanto repentine accelerazioni. Come già accennato, le sezioni dreamy non sono del tutto assenti, anzi i ponti melodici tra i momenti più brutali sono ancora lì, in minor numero ma ancora peculiarmente significativi negli amari panorami che evocano: l’introduzione di “Come Back” ad esempio, che congela la tensione accumulata giusto un minuto prima di esplodere, come anche in “Baby Blue”, la cui rilassante e quasi pop chitarra iniziale fa da proemio ad una delle tracce più potenti e dal finale più intenso che gli statunitensi abbiano mai scritto. New Bermuda è un disco indubbiamente confezionato ad arte, buona la personalità osteggiata, una qualità media dei testi matura ed ispirata e sound più cattivo e fresco del precedente, ma non per questo migliore. Le virate prese verso lidi più duri sono apprezzabili, forse un pizzico più nell’idea che non nella realizzazione, e le novità allo stesso modo vengono dosate in giusta quantità, non eccessive per il puro gusto di snaturare il proprio sound, nè tantomeno assenti, cosa che ci avrebbe seccato molto, facendoci bocciare seduta stante una banale reiterazione del disco rosa. In questo senso, ci piace credere che le dichiarazioni pre-uscita e il risultato finale del lavoro siano da interpretare non come una presa di posizione ostile nei confronti della fetta di ascoltatori poco avvezza al black metal, quanto piuttosto come affermazione di forza dimostrando di poter consegnare anche un prodotto meno orecchiabile, ma soprattutto di intergrità intellettuale nei confronti delle scelte stilitiche effettuate contro chi li accusa di disonestà. Peccato manchi ancora quella scintilla non presente nel comunque ottimo Sunbather, e che ancora non ci sembra di scovare in New Bermuda, altrimenti avremmo parlato di vero capolavoro.

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Deafheaven (2015) New Bermuda

Deafheaven

New Bermuda

2015 • post black

79
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo